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Nos ancêtres gaulois: i nostri antenati Galli
“Nos ancêtres gaulois“. Alberto Cesare Angela, insieme al giornalista Alberto Infelise nella sala congressi del Salone del libro, apre la sua intervista con questa frase pronunciata in modo simpatico e crea un’atmosfera leggera e accogliente, scherzando sulla somiglianza di nome tra lui e il giornalista.
Questa, però, non è l’unica somiglianza: lo stesso Alberto, infatti, condivide con il grande protagonista del libro “Cesare, La conquista dell’eternità” il suo secondo nome.
Alberto, nel primo periodo della sua vita, ha vissuto in Belgio, spostandosi successivamente a Roma per il lavoro del padre e frequentando la scuola francese; lì ha tradotto molte versioni dal latino al francese. Analizzando alcune edizioni francesi del “De Bello Gallico”, si è reso conto di alcune introduzioni all’opera che non ritroviamo nelle traduzioni italiane. L’espressione “Nos ancêtres gaulois” che significa “I nostri antenati Galli” ne è un esempio e mette in luce il legame che la Francia ha con questa invasione: mentre in Francia viene vista come un segno di sottomissione, in Italia le conquiste di Cesare sono ritenute gloriose e straordinarie.
L’autore si impegna a evidenziare la potenza di Roma, dei Galli e soprattutto la figura di Giulio Cesare, offrendo diverse “chiavi di lettura” per comprendere le sue scelte. Nel suo scritto, di oltre 600 pagine, analizza il De Bello Gallico da un punto di vista totalmente differente rispetto a quello dei manuali di storia: cerca sempre di stare attento ai dettagli, descrive minuziosamente le battaglie, fa chiarezza sulla figura di Cesare ritraendolo non soltanto come un geniale stratega o un politico spietato, ma esplorando anche la sua personalità di uomo pieno di problemi e di debiti, costretto perciò a partire per la Gallia.
Cesare è stato sempre stimato per la sua abilità militare: ha rischiato la vita combattendo in prima linea al fianco dei suoi soldati e ha fatto migliaia di chilometri a cavallo, al freddo e al gelo, a differenza di Augusto che tendeva a rimanere nelle retrovie. Il grande protagonista è stato il primo a descrivere le abitudini del popolo nemico ed è grazie a lui che possediamo molte informazioni sui Galli come, ad esempio, il modo in cui acconciavano barbe e capelli.
Alberto Angela conclude il suo intervento analizzando la situazione attuale dell’Europa e comparandola a ciò che è successo in Gallia: i Galli avrebbero sconfitto facilmente Cesare se fossero stati uniti tra di loro, ma questo non avvenne a causa della loro divisione in otto tribù. L’Europa, oggi, deve prendere spunto da questi avvenimenti, ricordandosi ciò che è avvenuto in Gallia.
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