“Provate ad andare in bagno senza telefono”: questa la provocazione di Lorenzo Fantoni per evidenziare la nostra dipendenza dalla tecnologia. Nel suo libro Quel che non è salvato è perso (Effequ, 2025) tratta il nostro rapporto con Internet e la sua evoluzione negli anni. Non vuole, però, moralista: infatti Internet non è uno strumento totalmente negativo, ma è nato per creare comunità e collettività. Il vero problema è che noi siamo stati sopraffatti dalle sue potenzialità, dovendoci arrangiare come meglio potevamo.
Proprio per questo motivo, oggi Internet non sembra più avere un fine di unione, ma di divisione e individualità. Un esempio sono i social: nati per condividere momenti e ricordi, diventati strumento di lucro. Quindi la tecnologia non solo compete con il business, ma anche con tutte le attività della nostra vita quotidiana. Pensate solo a tutte le persone che sulle smart TV guardano i video di Youtube al posto dei tradizionali programmi televisivi.
Il nostro cervello però non è preparato alla costante presenza tecnologica nella nostra vita. Infatti si nota un problema di attenzione, una soglia della noia più bassa e una più frequente perdita della concezione del tempo. L’invito di Fantoni è quello di “provare fastidio”, uscendo dalla comfort zone creata da Internet e cercare di ricreare quello spirito di collaborazione iniziale.