“Io penso che l’essere umano abbia tre grandi ideali. La bella politica, la bella famiglia e la spiritualità”: sono parole che non ci aspetteremmo da un imprenditore, ma la politica aziendale di Brunello Cucinelli non è certo convenzionale
Sabato 16 maggio al Salone del Libro di Torino, Brunello Cucinelli ha esposto la sua filosofia lavorativa, il cosiddetto Capitalismo Umanistico, in cui vengono conciliati il profitto per l’azienda e la dignità economica e morale per gli impiegati.
Brunello Cucinelli promuove infatti uno stile di vita semplice, basato su gesti quotidiani, entrati in crisi a causa del ritmo lavorativo estenuante e senza restrizioni, né di orario né di luogo. Esorta quindi a non rispondere a quella mail mandata a mezzanotte dal collega ma di “tornare a vivere normalmente”: a discutere e fare pace con il nostro partner, a lavorare il giusto e non troppo, a disconnetterci e a trovare il nostro “luogo dell’anima”.
Cucinelli afferma che ognuno di noi ha un luogo a cui la sua anima appartiene, lui afferma di averlo trovato nel borgo di Solomeo, nella sua terra natia in Umbria. Il borgo è stato riportato alle sue origini demolendo vecchi impianti industriali sfitti per piantare vigne e costruire parchi. L’imprenditore sostiene che i suoi mezzi devono essere direttamente proporzionali all’impegno verso il proprio territorio, non per diventarne proprietari bensì custodi.
D’altronde questo ideale lo conosce bene fin dall’infanzia, così come la campagna umbra dove è cresciuto con una numerosa famiglia contadina. Le sue giornate erano “ubriacate dal cielo”, sotto il quale giocava a pallone per ore e ore, e da ben pochi libri, che ha scoperto successivamente quasi per caso. Proprio grazie alla sua esperienza Brunello Cucinelli esorta i ragazzi a studiare, non tanto per imparare delle nozioni ed essere istruiti, ma perché possano essere educati e aperti al mondo.
Ritorna quindi sempre ad un ideale non volto a generare profitto o a raggiungere un obiettivo, ma piuttosto a sviluppare “un’intelligenza da anima”, lasciando la speranza che un luogo fatto di rispetto e dignità non si debba più definire utopistico.