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Gli Eugenio in Via Di Gioia: una band che non si potrà mai sciogliere
“Non ci scioglieremo mai o se ci scioglieremo sarà per colpa del cambiamento climatico.” È con questa battuta che gli Eugenio in Via Di Gioia si sono presentati alla XXXVIII edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino.
La celebre band torinese si è cimentata nella scrittura del loro primo libro “Storie di una band che non si è ancora sciolta”, edito da Rizzoli.
A metterli alla prova sul palco ci ha pensato un presentatore d’eccezione, Arturo Brachetti. Il celebre trasformista ha deciso di sfidare i membri del gruppo mettendoli l’uno contro l’altro in una gara all’ultimo aneddoto, per testare se siano davvero così uniti come dicono.
Ha Iniziato Emanuele Via raccontando i tempi in cui era il volto meno noto del gruppo e non veniva mai riconosciuto dalle persone, tanto da far nascere buffi equivoci.
Ad esempio una ragazza al Politecnico vide un adesivo della band sul portafoglio di Emanuele e, invece di riconoscerlo, gli chiese se anche lui ascoltasse gli Eugenio in Via Di Gioia.
La sfida è continuata e questa volta è toccato a Paolo Di Gioia che ha raccontato dello strano palato di Eugenio Cesaro.
Ha raccontato, ad esempio, di una volta dal kebabbaro: mentre il resto della band lo aveva reputato scadente, Eugenio lo promosse a pieni voti, definendolo il migliore della sua vita e arrivando persino a fare i complimenti allo “chef”. La stessa scena si ripetè con i croissant di un hotel: tutti i componenti della band li ritenevano surgelati di bassa qualità, mentre a Eugenio piacquero così tanto da chiedere alla barista se fossero artigianali.
Lorenzo Federici invece ha descritto i loro primi concerti fallimentari. Nel 2016 la band aveva organizzato un mini-tour di tre date in tutta Italia, ma fu un tale disastro che alcuni membri si chiesero se stessero percorrendo la strada giusta.
Infine Eugenio Cesaro ha raccontato del suo difficile rapporto con il Cubo di Rubik.
Quando si ruppe la gamba passò gran parte del suo tempo a competere contro se stesso per arrivare a risolverlo nel minor tempo possibile. Un giorno in metropolitana si ruppe il famoso rompicapo: tutti i pezzi caddero e si persero in quell’occasione.
Il cubo per loro ora è la metafora dell’universo, che esplode come il Big Bang in mille pezzi.
L’incontro si è concluso con una loro breve esibizione che ha suscitato grande entusiasmo da parte del pubblico.
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Roberto Saviano: “Gomorra mi ha rovinato la vita”
Oggi, 16 maggio 2026, si è tenuta una conferenza con Loredana Lipperini che ha dialogato con Roberto Saviano, giornalista noto per le sue famose opere contro la mafia.
La conferenza verteva sulla nuova edizione del libro “Gomorra”, pubblicato per Einaudi nel 2006. Tramite questa nuova edizione, il libro ha riacquistato la fama di cui aveva goduto vent’anni fa, grazie anche ad una nuova introduzione scritta dall’autore, nella quale riprende il tema della libertà perduta di cui tanto ha discusso durante la conferenza.
Interessante è soprattutto la scelta stilistica ibrida intrapresa dall’autore che decide di alternare la narrazione di fiction con indagini e nomi autentici. Grazie alla pubblicazione di questo libro, dal 2006 il modo di vedere e narrare la camorra è cambiato: l’associazione mafiosa non è più vista come un fenomeno criminale locale, ma come un sistema economico globale, fatto di ramificazioni internazionali che l’autore afferma di conoscere.
Alla fine del dialogo Saviano fa un’affermazione pesante nei confronti della sua stessa opera: “Gomorra mi ha rovinato la vita, l’unica cosa che desidero è tornare libero”. La sua affermazione è motivata dal fatto che, dopo la stesura del libro, viste le critiche che aveva rivolte alle associazioni mafiose, iniziò a ricevere minacce prima velate, poi dirette che lo hanno portato alla decisione di vivere sotto scorta, limitando assai la sua libertà.
L’intervista a Saviano di altri ragazzi del Bookblog:
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