Cronache, Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

L’AI nella vita quotidiana


Anna Franceschini, Anna Robbiano

Liceo L. Ariosto - Ferrara

Chi non ha mai usufruito dell’intelligenza artificiale? Oggi è molto difficile trovare qualcuno che non l’abbia mai usata. La sua diffusione genera l’inevitabile domanda di quanto possa essere pericolosa. 

Sabato 16 maggio, al Salone del libro di Torino, lo scrittore e chimico Marco Malvaldi e il filosofo Francesco d’Isa hanno provato a rispondere. Malvaldi ha subito spiegato come funzionano i programmi di AI, meglio detti LLM (Large Language Model); sono dei meccanismi statistici addestrati che riescono ad apprendere dei concetti chiave a partire da termini diversi tra loro. Il problema è che siamo a conoscenza dell’esistenza di questi meccanismi di “ragionamento”, ma non sappiamo come funzionino. 

Citando lo studio “Il tuo cervello sotto Chat GPT“, D’Isa ha spiegato che non c’è un alto rischio di un’ “atrofia” del pensiero umano, poiché bisogna imparare a utilizzare l’AI con consapevolezza e con una propria logica per usufruirne al meglio. Tale strumento, che è in grado di analizzare una realtà complessa può essere di enorme utilità; il problema si può presentare rispetto al modello che viene utilizzato, a come è stato addestrato lo strumento e all’astuzia di chi lo usa.

Con l’esempio del caso Palantir, Malvaldi ha riflettuto se l’AI possa diventare uno strumento di controllo e, in caso affermativo, come proteggersi. Ma non c’è una risposta definitiva, perché noi interroghiamo gli LLM per risolvere i problemi e questo ci dà libertà. 

D’Isa ha proposto, inoltre, alcune soluzioni per gestire la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche: è necessario istruire gli alunni sul suo corretto utilizzo e rendere più accessibili gli strumenti offerti. Gli studenti, spiega Malvaldi, non diventano meno “socratici” e  non si pongono meno domande, perché si relazionano con i Chatbot nello stesso modo con cui si relazionano con il mondo degli adulti: mettono in dubbio ciò che gli viene comunicato, cercando di trovare un “punto debole” e una risposta sempre più soddisfacente. 

L’incontro è continuato con una riflessione di D’Isa che ha dichiarato che l’arte è l’ambito meno minacciato: infatti, il contesto storico e sociale influenza molto la produzione artistica. Il suo consiglio è di non rinchiudersi nel proprio individualismo ritenendosi superiori, ma accettare di far parte di una rete  collettiva di menti.

Alla fine, l’importante, per Malvaldi e D’Isa, è cercare le parole corrette per porre le domande giuste all’AI senza farsi influenzare dalla prima risposta che otteniamo, ma facendo lavorare sempre il nostro intelletto per sfruttare al meglio il suo potenziale.

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