Oggi, 16 Maggio 2026, al Salone del Libro di Torino, si è tenuto un incontro con la psicoterapeuta e scrittrice Stefania Andreoli. Nel suo nuovo libro “Un’ottima famiglia”, ispirato a tante storie di uomini e donne che sono stati suoi pazienti, l’autrice rinnega la comune convinzione secondo la quale dei genitori presenti nella vita dei figli cresceranno necessariamente dei ragazzi “per bene”.
Così come ci raccontano i personaggi Anna e Alberto, un padre e una madre all’apparenza perfetti, non è facile costruire una famiglia che non sia disfunzionale, perché essa lo è per natura; è necessario un lungo percorso per sviluppare i suoi punti di forza. La genitorialità odierna, infatti, ha preso le distanze da quella di un tempo, allontanandosi così almeno in apparenza da un modello spesso violento ed inflessibile. Eppure non di rado ai nostri giorni si rischia di scivolare nella tentazione di trasformare l’amorevole relazione con i figli in una vuota prestazione “instagrammabile”, che le altre persone possano lodare. Da qui la dottoressa sottolinea l’importante distinzione tra il “fare” o “l’essere” genitori.
È comprensibile che un genitore cerchi di “frapporsi tra il figlio e il suo dolore”, specie nella burrascosa età dell’adolescenza, ma è molto facile soffocare così il suo spazio, precludendo a lui esperienze negative che lo sappiano far crescere, rimandando così l’età in cui saprà affrontare la vita da solo. Spesso il “germe delle relazioni tossiche” nella vita di coppia dei giovani nasce da comportamenti genitoriali che tendiamo a giustificare, come il monitorare tutti gli spostamenti dei figli. In realtà, però, questi atteggiamenti non appartengono ad un’affezione sana, bensì ad aspetti di controllo non poi tanto distanti dalle esecrabili forme di violenza del passato; essi generano adulti che “vivono in scacco e non sanno perché”.
Il segreto per stanare “l’Anna che è in noi” è “respirare l’aria del figlio, saper riconoscere il pulviscolo che c’è in quella stanza” capendo così quando soffre. In quelle circostanze i genitori devono saper indietreggiare per proteggere i loro ragazzi guardandogli le spalle, ma permettendogli di essere veri protagonisti liberi della loro vita.