Cronache, Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

La solitudine di Kiran Desai


Federico Montrucchio, Gabriele Strambi

Liceo classico Vittorio Alfieri - Torino

Nel suo libro “La solitudine di Sonia e Sunny” edito da Adelphi, Kiran Desai in un intervento con Peter Cameron, suo ex docente universitario e amico, presenta una tematica quanto mai attuale in una realtà sempre più globalizzata. “Più il mondo diventa affollato, più siamo impegnati, più le persone si sentono sole”, queste le parole della scrittrice. 

L’idea originale del testo era di raccontare la storia d’amore tra i protagonisti, due giovani indiani, per la prima volta in viaggio a Venezia. Tuttavia, nel corso dei circa vent’anni della stesura del libro, l’autrice amplia enormemente le tematiche trattate e propone una profonda riflessione riguardo la solitudine. Per analizzare questo aspetto impiega una metafora, quella dell’acqua: il modo in cui l’acqua cambia costantemente forma, riflette le continue divisioni del mondo secondo “classi sociali, razze, nazionalità”. 

La stessa Kiran afferma di aver iniziato a scrivere in un momento in cui lei stessa, immigrata negli Stati Uniti dall’India, viveva una profonda solitudine che risulta totalmente nuova. L’autrice racconta che in India si è sempre accompagnati fisicamente da qualcuno, “ogni porta chiusa è una sfida, c’è sempre chi è pronto ad aprirla”, in America invece no: è lei con se stessa e nessun altro. In tale condizione di isolamento, però, la giovane ha trovato una grandissima libertà e ha colto l’occasione per reinventarsi e per cambiare radicalmente il suo modo di vivere.

È nel periodo che trascorre sola che trova l’ispirazione letteraria che mette in evidenza un’altra qualità essenziale che lo scrittore deve avere: la pazienza, che ha imparato in infanzia, osservando dalla sua casa vicino al fiume, un pescatore immerso in una lunga e perenne attesa. Per spiegare ciò è di nuovo interessante la metafora che ha proposto l’autrice. Kiran spiega che l’opera letteraria è come un “pesce mistico”, che nuota sotto la superficie dell’acqua e di cui noi cogliamo solo dei tratti, mentre altri ci sfuggono. Soltanto con pazienza è possibile, connettendo tutti i tratti dell’animale, definirne un’immagine reale, viva. Lo stesso accade per lo scrittore, che con pazienza deve scoprire e animare la sua opera. La scrittura, in ultima analisi, è “l’attesa che il romanzo prenda vita”.

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