Cronache, Salone del Libro 2026, Venerdì 15 maggio 2026

Viaggio tra il Medioevo e la contemporaneità: le donne al tempo delle Signorie


Marta Ossi, Elisa Pagliarini

Liceo Ariosto - Ferrara

Negli ultimi secoli del Medioevo, l’aria delle città cambia. Quella stagione di autogoverno e libertà che era stata l’età comunale comincia ad appassire, lasciando il posto a poteri superiori, centralizzati, spesso sottomessi alla guida di un uomo solo. Emergono famiglie potenti, con terreni nelle campagne e palazzi nelle città. Prendono il potere con la forza, con la strategia politica, con le promesse. Chi li sostiene li chiama “Signori“; chi subisce la loro autorità, dentro le mura, li considera “tiranni”.

È in questo contesto instabile che si reggono sul reciproco scambio di favori e sull’ambizione dinastica della società medievale che si sviluppa l’ incontro con gli storici Isabella Lazzarini e Alessandro Barbero. Un dialogo che ribalta completamente la prospettiva con cui abbiamo sempre guardato alle corti trecentesche e quattrocentesche, ponendo una domanda centrale: dove sono le donne in questa “rete di potere”?

Per secoli, la storiografia ufficiale, tradizionalmente studiata e scritta da un punto di vista maschile, ci ha raccontato la presenza femminile al potere come un’anomalia. Le donne passavano dalla tutela paterna a quella del marito, con il solo scopo di generare eredi. Una volta rimaste sole, si trovavano a gestire lo Stato in attesa che i figli maschi crescessero.

Lazzarini propone una visione diversa: il patriarcato opprimeva le figure femminili stabilendo che il potere era prettamente maschile ma, anziché essere considerate “eccezioni storiche”, le donne potevano influire molto più di come si possa pensare. Ne è esempio la duchessa estense Eleonora d’Aragona che, sin dalla tenera età, aveva ricevuto un’educazione politica.

Le fonti del Trecento ci restituiscono un quadro sorprendente: donne capaci di controllare patrimoni immensi e giurisdizioni intere, derivanti dalle loro eredità paterne. Diventavano i veri e propri pilastri su cui poggiava la sopravvivenza stessa della dinastia, addestrate fin da bambine a resistere a contesti ostili e a ricevere un’educazione politica e culturale.

Il libro Dalla parte delle Signore (Viella, 2025), presentato all’incontro scardina proprio questo costrutto sociale. L’autorità delle donne nel tardo Medioevo non è affatto eccezionale. Se smettiamo di “collezionare” singoli casi eclatanti e iniziamo a guardare alla trama sulla base delle fonti, scopriamo che il potere era gestito a livello di famiglia. Uomini e donne interagivano continuamente: come testimoniano numerose lettere di Isabella d’Este rinvenute negli archivi, erano infatti le donne a consigliare il marito nelle decisioni politiche e a sostituirlo durante i periodi di assenza. Il ruolo delle donne non va quindi isolato, ma integrato con continuità nella storia delle Signorie.

Ma perché gli storici hanno fatto così tanta fatica a mettere a fuoco le figure femminili in questo contesto? Questa è la domanda posta da Alessandro Barbero la cui risposta risiede in una fondamentale “ambiguitàd’identità. Mentre un uomo nasceva in una famiglia e vi apparteneva per tutta la vita, la donna subiva una metamorfosi: con il matrimonio usciva dalla propria famiglia d’origine per entrare in un’altra.

Durante l’incontro è emersa un’ulteriore domanda: le donne medievali  erano quindi oppresse o oppressori?

La risposta, fornita da Isabella Lazzarini, è netta: «non dobbiamo inscatolarle in etichette specifiche, perché le fonti storiche rifiutano le semplificazioni.» Le donne del tardo Medioevo non erano solo pedine passive di matrimoni combinati, né carnefici ma attrici politiche complesse. Ecco perché secondo l’autrice bisognerebbe fornire come linee guida ai licei l’idea di incoraggiare i ragazzi allo studio della Storia, partendo dalla redazione dei manuali dove troppo spesso compaiono titoli incentrati puramente su figure maschili.

Semplicemente, le donne sono dappertutto. Anche se escluse dalle istituzioni formali, la loro presenza impregna la gestione dello Stato signorile. È quindi fondamentale ricordare che, come concordato dai relatori «le donne della Storia si analizzano in successione come figure eccezionali, ma quando se ne trovano tante diventano un modello». Ed è proprio su questo modello che dobbiamo focalizzarci, per trarre ispirazione dal coraggio di chi ha sperato in un domani anche al femminile.

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