Cronache, Internazionale Ferrara 2023

Raccontare storie per far rivivere la memoria


Fagan Emma, Omoh Abigail

Liceo Ludovico Ariosto - Ferrara

La giornalista e autrice vietnamita naturalizzata francese, Doan Bui, è stata ospite del Festival di Internazionale oggi 29 settembre presso la Biblioteca Ariostea, per la presentazione del suo romanzo d’esordio Il silenzio di mio padre“, Ischire, 2023.
Il fuoco centrale del libro è la ricerca e la riscoperta delle sue origini vietnamite, a lungo da lei rinnegate durante la sua gioventù.
Questa avversione al passato della sua famiglia nasce dalla vergogna e dal tentativo di distruggere le sue origini per affermare la sua francesità e il suo senso di appartenenza a una società visibilmente diversa da lei. Nelle parole dell’autrice “Abbiamo dovuto disintegrarci per integrarci”. Sembra strano che proprio lei, cresciuta in una bolla di silenzio e abituata a non fare mai domande, abbia scelto come lavoro proprio il giornalismo soprattutto concentrandosi sulle questioni dei migranti. Forse inconsciamente l’autrice già cercava le risposte che non allora non era pronta a scoprire. Questo silenzio e questo mutismo selettivo erano di conforto all’intera famiglia fino a che il padre non si è ritrovato in uno stato di mutismo obbligato, causato da un ictus. Proprio durante questo periodo la giornalista, incinta della sua prima figlia, sente il bisogno di riappacificarsi con le proprie radici, come se la nuova generazione portasse a riscoprire le vecchie.
È proprio a causa della disabilità del padre che Bui si trova a dover svolgere una vera e propria inchiesta giornalistica con oggetto il suo passato. Comincia così a ricercare documenti di tipo anagrafico, spesso bloccata dalla burocrazia, e a ricostruire la sua storia famigliare, sempre intrecciata alla Storia.
Alla nostra domanda: “Come può un bambino immigrato di seconda generazione far sposare le sue due identità e farle convivere al meglio?” l’autrice ha risposto che prima di tutto è necessario eliminare la vergogna di parlare la propria lingua e vivere le proprie tradizioni. Per fare questo ci si può servire di libri o film che affrontino la tematica e circondarsi di persone con esperienze comuni, così da sentirsi meno soli e abbandonati. Questo compito è spesso reso difficile dalla visione eurocentrica della maggior parte dei media. L’esempio che la scrittrice ha portato è stato quello del film “Full metal jacket”, solo uno dei numerosi film americani riguardanti la guerra in Vietnam. Oltre a fornire una visione solo parziale e patriottica di una guerra complessa, questo film non presenta nemmeno un attore vietnamita che parli veramente la sua lingua.
Il silenzio di mio padre” serve quindi anche a porre fine a questa visione, a questo mutismo, raccontando storie per far rivivere la memoria.

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