Che cosa resta della memoria quando i testimoni diretti non ci sono più? La risposta arriva dalle stanze del Salone del Libro, dove è stato presentato un progetto di gemellaggio tra scuole, basato su una delle amicizie più forti nate nell’inferno di Auschwitz: quella tra Primo Levi e Alberto Dalla Volta.
Questo percorso di condivisione, crescita e consapevolezza ha unito in modo straordinario gli studenti del Liceo Carini di Brescia e dell’istituto D’Azeglio di Torino. Il motore dell’intera iniziativa è Guido Dalla Volta, che anni fa ha iniziato a scavare nei ricordi familiari e negli archivi storici per ricostruire la figura di Alberto, suo parente. Un lavoro meticoloso che ha portato alla pubblicazione del libro Vita da ariani, edito da Damiani Editore, uscito nel settembre 2024. L’autore ha spiegato che la realtà emersa dai documenti era molto diversa dalla classica storia che gli era stata raccontata, e che l’archivio è stato “la luce capace di illuminare un buio di incertezze durato cinquant’anni”.
Nonostante i timori iniziali e un contesto storico delicato, il volume ha ricevuto un’accoglienza calorosa, diventando la base per unire le due scuole nel segno del ricordo grazie anche all’impulso di Fabio Levi, parente di Primo, che ha favorito il contatto tra le due città. Il progetto ha preso forma concreta attraverso un gemellaggio in cui gli studenti si sono incontrati a Brescia, unendosi in coppie attorno a parole chiave per dare vita a un “Abbecedario” della memoria. Durante l’incontro, due studentesse ne hanno letto alcune pagine, restituendo l’innovatività e l’originalità delle riflessioni dei ragazzi.
La dottoressa Roberta Mori ha evidenziato la profondità dell’operazione, ricordando come la scrittura di Primo Levi sia un’opera di restituzione in cui l’umanità di Alberto emerge con verità assoluta. L’amicizia nel Lager non era solo un affetto, ma una forza salvifica e una fiducia nell’altro che manteneva in vita quando tutto attorno era perduto. Come ricordato dalla dirigente del Liceo Carini, “l’amicizia è un valore che va oltre ogni difficoltà, un messaggio potente per l’oggi, in un mondo in cui dalle spiagge vicine si vedono ancora troppi drammi”.
Questo progetto dimostra che la memoria storica non è un elenco statico, ma un atto sociale vivo che, attraverso la scrittura e il dialogo dei giovani, riporta in vita chi non c’è più.