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3 ottobre 2026, Cronache, Internazionale Ferrara 2026

La conquista dell’identità


Ansaloni Alessandro, Rougier Davide

Liceo L. Ariosto, V. Alfieri - Ferrara, Torino

Si possono conquistare anche l’identità, la  cultura, l’opinione? La scrittrice Gabriela Cabezón Cámara parla proprio di questi temi nel suo libro Le bambine del naranjel, dove, attraverso il racconto anacronistico della suora Catalina de Erauso e delle sue avventure, riesce a trattare le diverse sfaccettature del significato della parola “conquista”, affrontando tematiche molto attuali come la transizione di genere, la colonizzazione e la deforestazione, anche se il romanzo è ambientato nel XVII secolo.

Questi sono i temi emersi durante la conferenza del 3 ottobre al Cinema Apollo di Ferrara, per il festival di Internazionale.

Il romanzo ha come protagonista Catalina che, nel corso della sua vita, passa dall’essere una monaca di clausura a rinunciare ai voti per poter condurre una vita senza compromessi e vivere la sua vera identità, come Antonio de Erauso. Inizia così una serie di avventure che porteranno il protagonista ad affrontare cambiamenti, più o meno etici, durante la narrazione.

La figura di Antonio, infatti, è paradossale: fugge dal convento e dal ruolo che gli era stato imposto e, a seguito della transizione, usa questa stessa violenza sulle altre persone, incarnando tutti i pregiudizi negativi degli uomini del Seicento. È interessante come, attraverso un personaggio del 1600, siamo costretti a interrogarci su quanto siamo veramente liberi di scegliere chi diventare e quanto, invece, sia la società in cui viviamo a imporci la nostra identità.

Questo, però, non deve ridurre la figura del personaggio alle categorie contemporanee, perché lo decontestualizzerebbe. Bisogna invece evidenziare come il conflitto tra ciò che la società vuole che siamo e ciò che sentiamo e sentiamo di essere non nasca oggi.

Il libro non tratta solo della conquista della propria identità: di fatto, Cámara usa la natura non solo come uno sfondo, ma come un elemento partecipante, in quanto viene trattata come un organismo senziente. Mostra così un altro profondo problema della nostra contemporaneità: la natura non è e non deve essere solo una risorsa economica.

La stessa autrice, durante la conferenza, ha dato molto spazio al tema della crisi climatica, trattando temi come la deforestazione, l’estrattivismo intensivo, la trivellazione e lo sfruttamento delle risorse della foresta pluviale, descritta in modo esaustivo nel romanzo.

Le bambine del naranjel è in grado di legare questi due temi, anche se apparentemente distanti, grazie ai personaggi. All’interno del romanzo, infatti, la società cerca di stabilire ciò che il protagonista deve essere e, invece, attraverso il tema della colonizzazione, ci viene mostrato come qualcuno pretenda di stabilire quale valore debba avere un territorio che non gli appartiene.

Questo libro ci dovrebbe lasciare con un forte interrogativo: abbiamo veramente il diritto di trasformare tutto ciò che incontriamo secondo i nostri interessi?

“Bisogna ricordare che tutti i giorni provano ad influenzare il nostro pensiero, su diversi piani: geografico, politico e personale, ma bisogna resistere.”

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