“Ognuno è disperso nel suo universo, fino a quando non si presenta un universo più grande”.
Lea Ypi, sul palco del cinema Apollo, presenta i suoi due ultimi romanzi: Libera. Diventare grandi alla fine della storia (Feltrinelli, 2023) e Dignità (Feltrinelli, 2025). L’autrice decide di rivisitare il suo passato e quello della sua nazione di origine, l’Albania. L’ultima generazione dei Pionierët, l’organizzazione giovanile figlia della dittatura, è rappresentata, in parte, da lei: ”Ricevere il fazzoletto dei pionieri, da piccoli, era un vanto, un motivo di orgoglio. Dopo la caduta della dittatura, questo universo è diventato carta straccia. In Libera, una bambina prova a comprendere il mondo in cui vive, tra la famiglia e il governo opprimente di Enver Hoxha, per scoprire, solamente, di trovarsi in mezzo a un fallimento: il comunismo. La bambina ha un nome: Lea Ypi”.
Spiegando poi di come si è trasferita in Italia, continua “Nella Città Eterna sono entrata in contatto con una nuova concezione della Sinistra, ossia l’Eurocomunismo. Io, per via della dittatura, odiavo la sinistra, ma grazie all’università ho avuto modo di comprendere le ideologie di quel mondo, quindi sono riuscita a descrivere meglio il sogno mancato, che altro non è se non il comunismo”, commenta la scrittrice.
Dignità porta il lettore indietro nel tempo, attraverso una foto in bianco in nero, nella quale Leman Ypi sorride e sembra guardare in faccia la nipote Lea. Una vita misteriosa, segnata subito da una tesa giovinezza, in mezzo alla Salonicco ebraica del primo ‘900. Chi è veramente la nonna? Anche Ypi si pone la stessa domanda: ”Oltre a scrivere della mia famiglia, ho deciso di approfondire la Storia, con la “S” maiuscola, perché spesso la vediamo soltanto attraverso i nostri occhi: Salonicco non si è mai considerata greca, quella componente nella popolazione era bassissima prima dell’arrivo degli Elleni.”
La scrittrice conclude l’incontro con un’importante lezione: si augura che “tutti possano uscire dalla Caverna di Platone, poter ascoltare l’opinione dell’altro, e non essere sordi”.