Cronache, Lunedì 18 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Libertà di parola e discorso d’odio: l’intervento di Carlo Penco e Diego Marconi


Arianna Midulla, Beatrice Miola

Liceo Classico Vittorio Alfieri - Torino

Oggi abbiamo assistito al dialogo tra i due filosofi Diego Marconi e Carlo Penco, autore della collana di 8 libri, “Il lato oscuro del discorso”. L’incontro si è concentrato in particolare sul sesto volume, “La libertà”, tradotto e pubblicato nel 2026 edito ERGA.

Carlo Penco studia i fenomeni di distorsione della comunicazione presenti da sempre, già all’epoca di Tucidide, ma oggi più che mai potenziati dal web e dai social media attraverso le fake news. Sostiene, infatti, che il concetto di libertà sia abusato, diventato una giustificazione per farne cattivo uso, favorendo la divulgazione di informazioni errate, che in questo periodo si diffondono molto velocemente. Gli spazi messi a disposizione vengono anche sfruttati per diffondere violenza e alimentare atteggiamenti ostili, che aprono la strada a coloro che l’autore chiama “nemici della libertà“.

Distingue la libertà in due ambiti: la libertà di parola e il discorso d’odio. Per quanto riguarda il primo, cita John Stuart Mill, secondo il quale dal confronto e dalla coesistenza di molteplici idee si può giungere a un’unica verità. Penco invece asserisce il contrario: “ormai i due periodi sono troppo distanti e una tesi che forse era valida in passato non la si può applicare adesso”. Invece, il discorso d’odio è un metodo di comunicazione che incita ad azioni offensive e discriminatorie e spesso viene legittimato dalla libertà di parola. Secondo l’autore, bisogna quindi imporre alcuni limiti: “sì essere liberi, ma con riserva, sia sulle palesi falsità che hanno conseguenze, sia su quelle che possono provocare danni alle persone”.

Un mezzo molto efficace per raggiungere ciò, che differisce dalla censura, è il gatekeeping: la limitazione all’accesso di alcune informazioni, prima ancora che vengano divulgate e con lo scopo di proteggere da notizie false o da contenuti violenti. Penco racconta un esempio chiaro di come le fake news possano avere conseguenze disastrose. Anni fa, un ragazzo cristiano e proveniente da una famiglia immigrata in Inghilterra uccise tre sue coetanee. L’imprenditore Andrew Tate, con 11 milioni di followers, ricondivise la notizia aggiungendo “I mussulmani stanno uccidendo la Britannia”, nel giro di una settimana questo messaggio si diffuse ovunque e la regione fu travolta da un ondata di odio verso la comunità islamica: furono appiccati incendi e vennero distrutte moschee. Intervenne addirittura Elon Musk sostenendo che l’Inghilterra stesse andando incontro ad una guerra civile. Tutto ciò a causa di un semplice commento errato e condiviso dalla persona sbagliata.

L’autore conclude affermando che la libertà di parola sia un diritto prezioso, ma che oggi deve fare i conti con la responsabilità altrui.

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