80 anni: il Premio Strega dal circolino di casa Bellonci al prestigio odierno

Oggi, venerdì 15 maggio 2026, al Salone internazionale del Libro di Torino si è tenuto in sala oro l’incontro commemorativo, dal titolo “80 anni, quasi una vita”, per gli ottant’anni del Premio Strega.

Intervenivano Alessandro Barbero – Premio Strega nel ‘96, con “Bella vita e guerre altrui di Mr. Pyle, gentiluomo” edito da Mondadori – e Melania MazzuccoPremio Strega nel 2003, con “Vita” edito da Rizzoli. Giovanni Solimine a mediare.

L’incontro si proponeva di ricostruire la nascita e la storia del prestigioso premio tramite un’essenziale cronologia unita ai ricordi dei due autori, Barbero e Mazzucco, riguardo alle loro personali esperienze.

Il Premio Strega nasce nel 1947, all’indomani della seconda guerra mondiale, per volontà di Maria Bellonci, scrittrice, col finanziamento di Guido Alberti, proprietario della casa produttrice del liquore Strega al quale il premio deve il nome.

Già a partire dal ‘44 un gruppo di amici aveva iniziato a riunirsi a casa Bellonci, per poi trasformarsi nel nucleo originale della giuria che assegna il premio.
Proprio per le sue origini viene quindi definito, almeno nei suoi primi anni di vita, un “premio artigianale”, insomma “fatto in casa”.

Questo aspetto è stato per molti anni uno dei motivi per cui il Premio Strega era tenuto sotto tiro dalle critiche: proprio per questa sua matrice fondativa infatti il premio ha molte volte subito attacchi per votazioni non sufficientemente trasparenti.

La critica non può nemmeno essere totalmente respinta, infatti lo stesso Barbero racconta di come esclusivamente le maggiori case editrici fossero in possesso dell’elenco dei membri della giuria, documento conservato sostanzialmente in segreto dunque. In particolare lo storico rievoca l’immagine della riunione a tavolino che si tenne presso gli uffici di Mondadori, in sua presenza, per contare quanti dei membri della giuria fossero “conoscenze”, e dunque potenziali voti favorevoli.

Ad ogni modo, oggi la giuria conta 1000 componenti e rivendica estrema trasparenza tramite sistemi di voto a carattere più popolare.

Inoltre il premio evolve e allarga i suoi orizzonti – ad oggi l’editoria coinvolta è molto più diversificata di quanto non fosse alle origini dello Strega.

A questo proposito Mazzucco racconta la sua esperienza come autrice donna: non solo nella storia del premio gli esordienti vincitori si limitano a 4 – indicando dunque un sistema che tende a conferire lo Strega quasi come un riconoscimento ai nomi di maggior peso -, ma scorrendo l’albo doro risulta anche evidente il pesante squilibrio a favore di candidati maschi – l’autrice riporta in proposito che tra il premio da lei vinto (2003) e il successivo conferito a una donna bisogna aspettare ben 15 anni (Strega 2018, Helena Janeczek – “La ragazza con la Leica”, edito per Guanda).
Insomma, potrebbe essere arrivato il momento di cambiare le cose, per le scrittrici.

Aggiungiamo che alla fine dell’incontro Alessandro Barbero ci ha concesso una rapida intervista e alla domanda, in linea col tema di quest’edizione del Salone “Il mondo salvato dai ragazzini”, riguardo a cosa possano concretamente fare i giovani per portare la loro voce nel mondo attuale, Barbero risponde:

https://youtu.be/mBPMdL6NYwo

Dell’intervista riportiamo alcune parole di Barbero:

“Il problema principale dei giovani è che dopo un po’ smettono di essere giovani. Cercate di fare qualcosa prima di smettere.”

Un appello al quale ci sentiamo esortate a rispondere.

“L’alba dei leoni” con Stefania Auci e Mattia Insolia

Oggi, terzo giorno del Salone Internazionale del libro di Torino, in sala rossa si è tenuta la conferenza sul libro L’alba dei leoni, edito nel 2026 dalla casa editrice Nord, di Stefania Auci.

L’autrice, celebre per la saga dei FlorioI leoni di Sicilia e L’inverno dei leoni– ha raccontato il suo faticoso percorso nella stesura del terzo romanzo, che differisce dagli altri sia per l’ambientazione che per il linguaggio. Si tratta di un prequel che però, secondo l’opinione di Stefania, si può leggere anche in modo indipendente. 

L’intera saga si concentra sulla storia della famiglia dei Florio, che riscontra numerose complessità nell’”armonizzare le loro voci”, in una Sicilia dell’800, descritta accuratamente in tutti i suoi aspetti. 

I diversi personaggi hanno richiesto una grande abilità di astrazione da parte dell’autrice, che ha sottolineato la fatica di entrare in una mentalità così distante dalla sua, come per il caso di Vincenzo Florio, un padre incapace di provare empatia e limitato nella sua freddezza. 

Proprio superando la difficoltà di ritrarre questi personaggi, Stefania ha avuto un così grande successo, lei stessa ha affermato che i personaggi più complessi sono quelli che alla fine hanno un migliore risultato. 

Alla fine della conferenza l’autrice ci ha concesso qualche minuto per rispondere a un paio di domande:

 

Vent’anni del Commissario Ricciardi: Tra Fumetti e Serie TV

In onore del ventesimo anniversario della saga Il commissario Ricciardi, l’autore dei libri, Maurizio De Giovanni, e il fumettista, Michele Masiero, hanno ripercorso la nascita del loro rapporto lavorativo e di come sono arrivati a proporre un adattamento sotto forma di fumetto (Bonelli editore).

Maurizio De Giovanni racconta che il successo dei suoi romanzi è arrivato in modo inaspettato, ricevuto dopo aver vinto un concorso letterario in un caffè storico di Napoli, e che ne è valsa la pubblicazione, dopo un lungo lavoro di scrittura, accompagnato da numerosi bicchieri del vino “Ribolla Gialla”. A seguito di questo premio, è stato chiamato da un’agente letteraria che gli ha chiesto un romanzo sul personaggio di Ricciardi, e lui, attraverso i racconti dell’infanzia della madre ambientati negli anni ‘30, ha scritto il primo libro dedicato al commissario Ricciardi. 

Nel 2016 la casa editrice Sergio Bonelli si interessò alla saga di Maurizio De Giovanni: fu una scelta innovativa da parte dell’editore, noto per la pubblicazione di classici come Tex e Dylan Dog, perché decise per la prima volta di adattare al fumetto un personaggio nato al di fuori della propria realtà. Il primo anno della collaborazione fu molto complesso, perché durante questo periodo si elaborò il processo con cui nacquero le figure che avrebbero impersonato i protagonisti della saga.

Nel 2019 Maurizio De Giovanni aveva deciso di chiudere la saga dedicata al commissario, ma in seguito ad un infarto nel 2022 e a un episodio biografico per lui particolarmente significativo, ha deciso di continuare a scrivere. Infatti, De Giovanni ha raccontato che il commissario Ricciardi una notte gli sarebbe apparso in sogno, suggerendogli di riprendere a scrivere perché la sua storia non era ancora terminata. 

Maurizio De Giovanni ritiene che sia importante la territorialità del fumetto e per questo ha scelto solo disegnatori napoletani, non per abilità pratica, ma per il legame con la patria del commissario. Questa scelta stilistica è ispirata ad Andrea Camilleri, a cui De Giovanni e Masiero attribuiscono il titolo di “rappresentante del romanzo nero italiano”, ricordando il modo in cui lui, attraverso la trasmissione televisiva “Il commissario Montalbano”, ha conferito fama e popolarità alla Sicilia, scegliendo quali aspetti sottolineare o omettere di questa regione.