Sabato 16 maggio 2026, Salone del Libro 2026

Ti voglio bene, mi manchi


Andreea Catalina Marica, Giulia Drigo

Liceo Scientifico M. Grigoletti - Pordenone (PN)

Oggi, 16 Maggio 2026, al Salone Internazionale del Libro di Torino, si è tenuta l’intervista con l’autrice britannica, Susie Boyt. In questo incontro ha approfondito alcuni dei temi principali del suo libro “Ti voglio bene, mi manchi” sono il rapporto che la figlia, Eleanor, ha con le droghe, il sentimento di perdita e il più importante tra tutti: la maternità rifiutata.

 

Boyt racconta di come l’idea per questo libro sia nata un anno dopo la morte della madre e, mentre passeggiava per le strade americane nel periodo natalizio, capitò in una chiesa dove si stava svolgendo la Messa, il cui tema centrale era il lutto. In quell’atmosfera confortante, nasce in lei il desiderio di scrivere un libro che crei nel lettore lo stesso sentimento.

 

Nel libro, nonostante il rapporto malsano con le droghe di Eleanor sia un problema lampante, l’autrice non vuole che il lettore si soffermi su quello, per preservare la dignità delle persone affette da dipendenza. 

 

Nonostante i preconcetti che i lettori potrebbero avere di Eleanor, la giovane svolge un’azione che molti considererebbero un grandissimo sacrificio: lasciare in carico la propria figlia a Ruth, la madre. Secondo l’autrice questa situazione può essere considerata sia come “giving” che come “taking”: è vero che Eleanor dà la propria figlia in carico alla madre, ma è anche vero che impone ad essa il dovere di occuparsi della bambina.

 

Nonostante tutti i tentativi di Ruth di riconciliazione con la figlia, il loro rapporto non è molto migliorato, ma ha fatto piccoli passi avanti; secondo le parole di Boyt, usando una metafora che paragona il cibo all’affetto: “a lot of time has passed and a lot of cakes were eaten”, un  sacco di tempo è passato e tante torte sono state mangiate. Il rapporto tra madre e figlia è fondamentale nella vita di ognuno e per questo l’autrice vuole dimostrare che, anche se fragile, nel tempo può essere comunque coltivato con affetto.

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