Nome Scuola
Città Scuola
Ogni giovedì mattina, Azar Nafisi aspettava che le sue studentesse arrivassero al suo appartamento a Teheran. Appena varcata la soglia, le ragazze si toglievano il velo, si sistemavano i capelli, e diventavano qualcosa di diverso da quello che il mondo fuori le obbligava a essere. Per qualche ora, sedute in cerchio in quel salotto, erano solo sé stesse. È da questa immagine che nasce Leggere Lolita a Teheran, il romanzo con cui Azar Nafisi, professoressa di letteratura inglese, racconta gli anni trascorsi nell’Iran sotto la guida dell’Ayatollah Khomeini, successivamente alla Rivoluzione del 1979.
La docente, nell’anno accademico del 1984 presenta Il Grande Gatsby alla sua classe di letteratura inglese dell’università di Teheran, un romanzo americano ambientato negli anni ‘20, molto lontano per tempo e atmosfera dall’Iran di Nafisi. Il libro viene contestato dagli studenti per i messaggi capitalistici e per lo sfondo occidentalista, entrambe caratteristiche avverse alla politica del regime. Decide allora di organizzare un vero e proprio processo ai danni di Gatsby, colui che, volente o nolente, rappresenta l’ideale capitalistico incarnato, con tanto di giuria ed avvocati interpretati dagli studenti. Una volta rivelatasi infruttuosa l’idea, il classico letterario viene poi accantonato per diversi anni. Dopo essere stata costretta a lasciare l’università perché si era rifiutata di mettere il velo, decide di continuare a insegnare in privato, riunendo un gruppo di sette sue ex allieve per leggere insieme i grandi classici occidentali come Vladimir Nabokov, Jane Austen, Henry James e Francis Scott Fitzgerald. Tutti libri proibiti dal regime in un paese dove la lettura si era trasformata in un atto di ribellione.
Uno di quei libri è proprio Il Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Tra quelle pagine, in quel salotto di Teheran, il romanzo di Fitzgerald diventa per le studentesse un rifugio in cui essere finalmente libere di pensare, trasformando la letteratura in uno strumento di sopravvivenza e di affermazione della propria identità. Perché Azar Nafisi analizza, insieme anche ad altre opere, Il Grande Gatsby? La chiave che collega i due romanzi è molto probabilmente la luce verde. Parliamo de Il Grande Gatsby e non di altri libri citati nel libro perché è quello che tra tutti conosciamo meglio, infatti durante il corso dell’anno lo abbiamo letto insieme, individuando al suo interno i messaggi principali e uno di questi è appunto legato alla luce verde.
Essa si trova sul pontile della casa di Daisy, donna che Gatsby ama profondamente e che ha conosciuto alcuni anni prima. I due hanno avuto una breve storia e si sono poi dovuti separare a causa della guerra. Gatsby, finita la guerra, decide di non tornare da lei poiché è cosciente di non poterle dare una vita agiata, che Daisy già viveva, in quanto povero. Decide quindi di arricchirsi e di inseguire il suo desiderio: passare la sua vita insieme a lei. Diventato ricco, decide di comprare una casa nella baia opposta a quella della casa di Daisy e guardando l’orizzonte vede la luce verde, che proveniva dal pontile della ragazza.
La luce verde rappresenta quindi il desiderio di Gatsby di ritornare a stare con Daisy e di amarla così come faceva prima. Nel libro Leggere Lolita a Teheran la luce verde in realtà non c’è ma, se si va a scavare in profondità, la si può ritrovare in senso figurato. Per Azar Nafisi, la luce verde è il desiderio di un Iran libero, come quello prima della rivoluzione. Lei infatti porta nel cuore il suo paese anche quando alla fine si trasferisce in America, fa una sua missione quella di sensibilizzare sulla situazione in Iran e cercare di fare la differenza. Infatti anche le ragazze in qualche modo rincorrono la loro luce verde. Con i loro piccoli atti di ribellione, come truccarsi o leggere libri proibiti, contribuiscono a riportare il paese a quello di un tempo. Così come Gatsby sperava di tornare con la sua amata Daisy, e per fare ciò si arricchisce sempre di più e organizza feste stravaganti, così Azar Nafisi e le ragazze sognano un Iran libero dal regime.
Ci teniamo dunque a riportare l’attenzione su un particolare tacito della storia della professoressa, ovvero che, andando negli Stati Uniti, ammette ella stessa di aver tentato di ricercare il sogno americano di libertà assoluta, rendendola a tutti gli effetti, simile al Gatsby che lei stessa reputava un sognatore impossibile.