Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Libertà tra quattro mura


Rebecca Testa, Classe 3C scientifico

Liceo G.B. Impallomeni - Milazzo (ME)

Nome Scuola

Liceo G.B. Impallomeni

Città Scuola

Milazzo (ME)

La parola «libertà» deriva dal latino libertas e significa «stato di autonomia sentito come diritto». La parola «libertà» è semplice da pronunciare, il suo significato è facile da cogliere, ma non sempre pienamente compreso e, soprattutto, sperimentato.   Per me, studentessa italiana del 2026, risulta difficile concepire una realtà in cui la libertà abbia una forma diversa, un posto in cui essa non sia rispettata o addirittura non esista. Eppure posti simili esistono. Noi possediamo un privilegio che non tutti hanno, un diritto che non tutti posseggono, un mondo di cui non tutti fanno parte.

Azar Nafisi, voce narrante del libro Leggere Lolita a Teheran, ci parla di un luogo dove la libertà viene improvvisamente a mancare: ci parla di Teheran, o più in generale dell’Iran, dopo la rivoluzione islamica di Khomeini del 1979. L’autrice racconta di una Teheran mortificata, zittita, dominata da un regime dittatoriale. Nafisi, dopo aver lasciato per protesta la cattedra presso l’Univeristà, organizza un seminario a casa propria con alcune delle sue migliori studentesse, per leggere e commentare in segreto le opere della letteratura occidentale, soprattutto quelle considerate immorali e corrotte. Inizialmente le ragazze appaiono impaurite, spaesate e inconsapevoli della grande possibilità che la professoressa sta offrendo a loro (ma anche a se stessa). Il salotto di Nafisi diviene un luogo protetto, quasi sospeso e lontano dalla realtà esterna, in cui le ragazze possono finalmente esprimersi senza paura. Quegli incontri divengono la loro «ora d’aria» rispetto alla cella umida che rappresenta la loro vita quotidiana. Lì non sono più obbligate a rispettare rigidamente le norme imposte dalla società: non sono costrette a indossare una sorta di «maschera», non devono reprimere pensieri, emozioni e desideri, possono non usare il velo o truccarsi a dispetto dei divieti. Possono mostrarsi per ciò che sono davvero, spogliarsi di ogni responsabilità, vedersi finalmente con i loro occhi e non con quelli di qualcun altro. La casa della professoressa diventa un rifugio, ma anche un luogo di resistenza culturale e di possibilità di essere autentici, sé stessi e finalmente liberi.

Nafisi non si è limitata ad essere una docente che trasmette nozioni e condivide il suo sapere; per le sue ragazze rappresenta molto di più di una semplice figura professionale da cui prendere esempio, diviene una guida e una rivelatrice. Fa comprendere loro quanto sia importante riconoscere il valore della propria individualità. Il suo insegnamento è andato oltre i libri: è stato un invito a non accettare passivamente ciò che viene imposto, ma a cercare sempre una propria verità, a difendere i nostri diritti, la nostra voce, anche se il più delle volte è quasi impossibile, perché anche quando il corpo è costretto, la mente può restare libera. Fra quattro mura, lontano dagli sguardi e dai giudizi, le protagoniste sono riuscite a costruire uno spazio autentico in cui essere se stesse. È proprio lì che sperimentano la vera libertà, nella possibilità di riconoscersi e di esprimersi senza paura.

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