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Il terzo capitolo del libro Leggere Lolita a Teheran, si apre con lo scoppio del conflitto tra Iran e Iraq. La guerra durerà otto anni, e durante questo periodo le condizioni di vita delle donne iraniane cambiano drasticamente. Le nuove regole introdotte imponevano che tutte le donne dovessero indossare il velo nei luoghi pubblici e abiti adeguati prima di andare a letto, per paura che, se la loro casa fosse stata bombardata durante la notte, la gente per strada potesse dire qualcosa sui loro abiti poco consoni. Quando Nafisi si oppone all’imposizione di indossare il velo durante le lezioni universitarie, decide addirittura di abbandonare l’università. Inizia un periodo nel quale si dedica completamente alla lettura, ed entra anche a far parte di un gruppo di appassionati lettori, per i quali inizierà la sua carriera di scrittrice. Proprio in questo periodo chiama per la prima volta Mister R., il mago, un uomo che si era auto-esiliato pur di non dover seguire gli ordini imposti dal regime. Iniziarono ad incontrarsi due volte alla settimana e Nafisi iniziò a considerarlo come un vero e proprio mentore: poteva parlare con lui di tutto e lui intuiva i suoi desideri, finiva le sue frasi e anticipava le sue richieste. Fu infatti lui a consigliarle di riprendere la cattedra da docente universitaria. Una volta ottenuto il posto fece leggere ai suoi studenti Daisy Miller e Washington Square, due libri di Henry James: i due libri parlano di ragazze oppresse, proprio come le studentesse di Azar. Catherine Sloper, per esempio, è una ragazza oppressa per tutta la sua vita dal padre prima e dal fidanzato poi. La sua condizione di vulnerabilità è vicinissima alla condizione delle alunne di Nafisi, in quanto costrette ad indossare il velo, a non poter alzare troppo la voce o a esprimere liberamente le proprie idee. Nel testo di James ci viene spiegata una nuova forma di resistenza, adottata da Sloper, ovvero una resistenza silenziosa, volta a mantenere la propria dignità. Allo stesso modo Azar vuole far capire alle sue studentesse che la resistenza non è per forza fatta da ribellioni o proteste, ma, talvolta, il silenzio è più forte di una pistola per difendere la propria dignità. Per me la letteratura può essere un importantissimo mezzo di resistenza, soprattutto nei Paesi oppressi da regimi autoritari, che cercano di minare la libertà delle persone e che governano con la paura; leggere può essere un modo per scoprire dei regimi instaurati negli altri territori, e come la popolazione si sia unita per rovesciarli. La lettura può anche essere usata come monito per ricordare ai cittadini di non accettare in silenzio tutte le oppressioni contro di loro, ma anzi di combattere per far rispettare le proprie idee, i propri valori e la propria libertà. Inoltre nelle parole o nei personaggi, forse anche non realmente esistiti, possiamo trovare la forza per continuare a lottare per andare avanti e per scoprire anche gli errori commessi in passato da altri uomini.