Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

La Rivoluzione: un ritorno a Jane Austen


Marco Lodato

Liceo A. Genoino - Cava de' Tirreni

Nome Scuola

Liceo A. Genoino

Città Scuola

Cava de' Tirreni

Azar Nafisi e le sue alunne rivedono ciò che Jane Austen scrive dell’Inghilterra dell’Ottocento nella Teheran della Rivoluzione. Azin, una delle alunne della professoressa, afferma che la Repubblica Islamica avesse riportato le donne ai tempi di Austen: si sposano perché costrette dalle famiglie, attraverso matrimoni combinati, ma mai per amore. All’inizio della Rivoluzione, Nafisi riesce a sposare l’uomo che ama, ma tutto cambia nel giro di circa cinque anni: le donne, per legge, arrivano a valere l’esatta metà di un uomo. Adulterio e prostituzione sono puniti con la morte. Addirittura, due ministre sono condannate, accusate di andare contro Dio. Azin è continuamente picchiata dal marito, eppure non può chiedere nemmeno il divorzio, poiché un qualunque giudice iraniano non avrebbe condannato la violenza del marito, bensì avrebbe invitato la moglie a riflettere sul perché egli si comportasse in quel modo. La Rivoluzione rende le donne più consapevoli delle loro vicissitudini personali. Per questo motivo l’ironia di Elizabeth Bennet diventa l’arma più affilata di quel gruppo. L’ironia aiuta le ragazze  a decifrare e ad affrontare ciò che le circonda.

Al centro della lotta per i diritti politici c’è, come dice la stessa Nafisi, il desiderio di proteggere noi stessi, di impedire al politico di intromettersi nella vita privata. Le stesse donne nei romanzi della Austen si sentono più a loro agio nella sfera privata piuttosto che in quella pubblica; difatti Orgoglio e Pregiudizio pone al centro del racconto il singolo, la sua felicità e i suoi diritti. É per questo che Nafisi decide di lasciare l’Iran: la Repubblica era riuscita ad infiltrarsi nelle sue mura domestiche, e Azar la incolpava per ogni male che avveniva. Teheran non la rendeva felice e anzi, a detta sua, restare lì era come avere un rapporto sessuale con un uomo disgustoso. La scelta di lasciare Teheran non è semplice: litiga tante volte con suo marito Bijan, il quale riteneva che la loro casa fosse lì e che rimanere lì fosse per lui una forma di resistenza, un modo per essere «la spina nel fianco» della Repubblica. Alla fine, però, anche lui si convince. Eppure, nonostante Nafisi abbia lasciato fisicamente l’Iran, l’Iran non la lascia; anzi, parte con lei, con i suoi libri, sopravvivendo nella sua «patria portatile», la letteratura. Ritengo la letteratura una forma di resistenza, poiché nessuna autorità, nessun regime, nessuna rivoluzione può privartene, poiché ha sede e sopravvive nella mente di noi lettori.

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