Nome Scuola
Città Scuola
Abbiamo letto Leggere Lolita a Teheran aspettandoci una storia sul potere dei libri.
Non pensavamo che sarebbe diventata una riflessione su quanto l’immaginazione possa essere una forma di libertà.
Nel libro, Azar Nafisi racconta di quando, durante la rivoluzione iraniana, riuniva alcune sue studentesse per leggere romanzi proibiti.
A prima vista sembra solo un club del libro.
In realtà, è qualcosa di molto più profondo: uno spazio dove poter esistere davvero, senza regole imposte, senza paura di dire ciò che si pensa.
Quello che ci ha colpite di più non è tanto la trama, ma il significato che prende la lettura. In un contesto in cui tutto è controllato (i comportamenti, i pensieri, perfino le parole), i libri diventano un rifugio.
Non è un modo per scappare e basta, ma per restare se stesse. L’immaginazione, in questo senso, non è evasione. È resistenza.
Le ragazze del libro non fuggono dalla realtà ma la affrontano in modo diverso. Nei romanzi trovano domande, possibilità, alternative. Leggendo, riescono a immaginare vite diverse da quella che è stata imposta loro. E questa cosa, anche se invisibile, è potentissima. Perché nessuno può controllare davvero quello che immagini.
Ci ha fatto pensare anche a noi. Noi non viviamo in una situazione come la loro, ma allo stesso tempo siamo circondate da aspettative, giudizi, stereotipi e idee già pronte.
E forse, anche per noi, immaginare è un modo per non diventare quello che gli altri decidono.
Ció che abbiamo appreso leggendo Leggere Lolita a Teheran è che leggere non cambia direttamente il mondo fuori, ma cambia il modo in cui lo guardi.
E quando cambia il tuo sguardo, cambia anche quello che sei disposta ad accettare.
Alla fine, Leggere Lolita a Teheran non parla solo di libri, ma parla di identità, di individualità, di libertà e di quel piccolo spazio dentro di noi dove possiamo ancora scegliere chi essere.
E forse è proprio lì che inizia ogni forma di resistenza.