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Nel passo del libro dedicato a Henry James Azar Nafisi trasforma il racconto e lo rende più cupo, perché entra in gioco la guerra tra Iran e Iraq. Mentre Teheran viene bombardata, la professoressa e le sue studentesse continuano a vedersi segretamente per leggere James. Può sembrare assurdo leggere romanzi dell’ottocento mentre cadono i missili, ma per loro è l’unico modo per non impazzire e restare umane. Il tema principale di questa parte è la scelta morale legata alla fragilità: infatti James scrive spesso di donne come Daisy Miller, perché agisce in una società che le giudica e le soffoca, però queste protagoniste hanno una forza interiore pazzesca. Le studentesse di Teheran si rivedono molto in loro: anche loro vivono in una società «giudicante» che vuole decidere per le vite altrui. La lezione che imparano da James è che la vera dignità non sta nel vincere contro il regime, ma nel permettere al regime di cambiarti dentro. Rimanere fragili, cioè mantenere la propria sensibilità e i propri sentimenti, diventa una forma di resistenza silenziosa, ma fortissima. Durante i bombardamenti la vita quotidiana si trasforma. Nafisi spiega anche le piccole cose, come mettersi il rossetto sotto al velo, non sono atti di vanità, ma per dire: «Io esisto ancora come individuo». La guerra e la rivoluzione cercano di trasformare tutti in una massa senza nome, ma la letteratura di James spinge le ragazze a difendere la propria unicità. Un personaggio fondamentale in questo capitolo è «mister R», il mago. É un uomo che vive isolato dal mondo, per Nafisi e le ragazze rappresenta un rifugio mentale. É il mentore che ricorda loro che la cultura e l’immaginazione sono indispensabili:posti dove nessuno può darti la caccia. In conclusione la parte su James fa capire che la letteratura non serve solo a passare il tempo. In situazioni disperate come quella di Teheran negli anni 80, leggere un libro diventa un modo per difendere la propria libertà. Le studentesse ci insegnano che, anche se fuori tutto crolla, l’importante è riuscire a salvare quel pezzetto di anima che ci rende noi stessi e non quello che gli altri vorrebbero che fossimo.