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Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi è ambientato in uno dei periodi più turbolenti della storia moderna. Nel 1995, Nafisi, rassegnate le dimissioni dall’Università di Teheran a causa delle crescenti restrizioni ideologiche, decide di avviare a casa sua un seminario a cui partecipano segretamente sette delle sue migliori studentesse. Nel corso del seminario si parla di Letteratura e Il primo libro su cui si concentrano è Lolita di Nabokov, che narra dell’ossessione morbosa di Humbert, un professore europeo di mezza età, per Dolores Haze, una dodicenne americana soprannominata Lolita.
In un passo del libro, Nafisi, sottolinea la condizione di vittima di Dolores che spesso viene messa in discussione dai critici che cercano di giustificare le azioni di Humbert e condannare quelle di Lolita. Azar Nafisi fa notare come noi lettori siamo indotti a condannare Lolita perché sedotti dal narratore, Humbert: attraverso il suo punto di vista finiamo per assecondare la sua versione dei fatti e inconsciamente iniziamo a vedere Lolita come una vera e propria peste. Dolores, in realtà, non è altro che una vittima che per l’autrice è vittima due volte: di Humbert e dell’impossibilità di raccontare la sua versione della storia.
Nabokov, infatti, lascia che solo Humbert possa esprimersi. Lolita viene privata del suo diritto di parola, non può gridare aiuto, non può denunciare la sua condizione di sottomissione, è costretta a mostrarsi agli altri nella versione creata dal «mostro». Humbert riesce a renderci complici del suo orribile «gioco»: quando si parla del libro pochi si riferiscono a Dolores utilizzando il suo vero nome, tutti la chiamiamo Lolita, il soprannome che definisce il suo stato di oggetto. Tant’è vero che ancora oggi con il termine «Lolita» si intende un’adolescente provocante che suscita desideri sessuali in uomini adulti. In realtà Dolores, come afferma l’autrice, è una bambina che non ha avuto la possibilità di trascorrere una vita normale, una bambina che osservava tristemente i ragazzi che passavano del tempo con i genitori. A Dolores è stata strappata via la madre, Charlotte, che Humbert descrive come una donna superficiale e crudele come se volesse portare il lettore dalla sua parte e dare una giustificazione all’omicidio da lui compiuto. Solo chi è dotato di spirito critico e cultura può «salvare» Lolita e vederla come vittima delle azioni di un uomo sadico che l’ha privata della sua adolescenza.
Il parallelismo con il regime islamico è chiaro: da un lato c’è un uomo spregevole che cerca di piegare e manipolare una bambina di soli 12 anni, dall’altro lato c’è uno Stato che cerca di creare una comunità basata sulla religione imponendo rigidissime restrizioni. Lolita, in piccola parte, rappresenta tutte le donne che sono state e sono sottomesse ad un regime autoritario. Quante donne oggi sono private della loro libertà, di vestirsi come vogliono, di sposare chi vogliono, di truccarsi e di esprimere la loro opinione?
Come Lolita, esse non hanno il potere o il diritto di raccontare la loro versione della storia, non possono sottrarsi a certe leggi né ribellarsi. Noi dobbiamo essere dalla loro parte!