Non si parla spesso delle Paralimpiadi e, quelle poche volte che lo si fa, gli atleti vengono definiti come eroi, non come vincitori. Questa è una delle problematiche di cui hanno discusso Monica Boccioni, campionessa paralimpica di nuoto, e Giuliana Turra, campionessa paralimpica di curling. Due storie diverse, un punto in comune: lo sport.Â
Raccontano di come sia possibile conciliare lavoro e sport, perché quest’ultimo è fondamentale; di come spesso l’attività sportiva venga adoperata come terapia riabilitativa per re-imparare ad utilizzare il proprio corpo; di come essa riesca a colmare le lacune di educazione lasciate da genitori o insegnanti. Per loro quindi lo sport è uno strumento di formazione alla vita, di educazione, di riabilitazione.Â
Inoltre è anche un linguaggio universale e che dovrebbe unire, ma che alle volte divide. Non mancano infatti le discriminazioni, in questo campo.
Le due sportive rispecchiano due stereotipi molto diffusi nello sport: la donna e l’atleta paralimpico. Loro però insistono che sia giusto ricordare la differenza oggettiva, ma senza trasformarla in discriminazione, tenendo conto che la disabilità è parte dell’atleta e non l’atleta stesso. Monica Boccioni spiega che la differenza va guardata come una caratteristica positiva, poiché siamo tutte persone con capacità personali unicamente proprie.Â
I consigli che le sportive danno ai giovani cha hanno paura di fallire sono di non scoraggiarsi mai e di provarci in qualsiasi situazione, non per raggiungere un determinato risultato ma per vivere un percorso.