“Se non c’è tempesta non c’è romanzo”: lo ha detto Viola Ardone domenica 17 maggio per la presentazione del suo ultimo romanzo “Tanta ancora vita” (Einaudi, 2025). Il libro segue infatti una duplice tempesta: quella interiore di Vita, una donna caduta in depressione dopo la perdita del figlio e quella della guerra in Ucraina, che entra in casa con l’arrivo di Kostya, un bambino di 10 anni che arriva a Napoli da solo, come fuggitivo. Kostya è il nipote di Irina, domestica di Vita e terza voce narrante, che quando ha l’opportunità di esprimersi in prima persona, dimostra di essere molto di più del suo “broken italian”. Lei è colta e laureata in filosofia e persino le sue pulizie seguono l’ottica kantiana.
Le vicende di questi tre personaggi si intrecciano: la battaglia di Vita contro la depressione, ironicamente chiamata “Orietta”, si fonde con la guerra.
Viola Ardone non ci svela il finale ma il titolo del romanzo suona come una promessa e una speranza, aspetto che l’autrice stessa sottolinea. Sceglie proprio le parole sgrammaticate di un bambino, Kostya, simbolo di un futuro possibile, di una vita che deve essere e rimanere ancora “tanta”.