La conferenza tenutasi durante l’ultima giornata del Salone Del Libro, inizia con un’immagine tanto insolita quanto significativa: una renna morta negli anni Quaranta che, dopo decenni sotto il ghiaccio, torna in superficie nell’estate del 2016, quando il permafrost comincia a sciogliersi a causa delle temperature sempre più alte. In quell’anno, qualcosa di molto profondo stava accadendo lontano dalle nostre città: il terreno ghiacciato da secoli liberava una carcassa infetta dall’antrace e riportava nel presente una malattia che sembrava appartenere al passato.
Le renne della zona iniziano a brucare erba contaminata; il batterio entra nello stomaco degli animali, si diffonde rapidamente e, seguendo gli spostamenti delle mandrie, contagia territori sempre più vasti. È impressionante pensare che una malattia rimasta intrappolata per quasi un secolo possa improvvisamente riaffacciarsi nel mondo contemporaneo, ma è ancor più impressionante che tutto questo non sia accaduto per caso. È l’uomo che, accelerando il cambiamento climatico, ha modificato gli equilibri della natura fino a riportare in superficie qualcosa che il ghiaccio aveva custodito e isolato.
Questo episodio apre Viaggio nel mondo invisibile, il libro della professoressa e scienziata internazionale Antonella Fioravanti, che accompagna il lettore nell’universo dei microrganismi, mostrando quanto il nostro destino sia legato a esseri minuscoli che non vediamo ma dai quali dipende la vita sulla Terra. Il libro non parla soltanto di scienza, ma del rapporto tra uomo e natura, della responsabilità umana nei confronti dell’ambiente e della possibilità, ancora esistente, di intervenire sugli errori che abbiamo commesso.
Nel 2014 Fioravanti arriva a Bruxelles dalla Francia per lavorare sui microrganismi responsabili di gravi malattie infettive. L’antrace rappresenta uno dei problemi più complessi: gli antibiotici spesso non funzionano e il batterio, quando infetta un organismo, si protegge attraverso una sorta di corazza che lo rende difficilmente attaccabile.
A Bruxelles la ricercatrice incontra uno scienziato che, durante un’esercitazione universitaria, aveva fatto una scoperta inattesa utilizzando del sangue congelato di un dromedario; i risultati dell’esperimento appaiono subito anomali: o il dromedario era malato oppure si era aperta la strada verso qualcosa di completamente nuovo. Le ricerche proseguono fino allo zoo di Anversa, dove si scopre che gli anticorpi dei camelidi possiedono una caratteristica straordinaria: un frammento dell’anticorpo può separarsi dal resto della struttura e continuare a funzionare autonomamente, cosa impossibile negli esseri umani.
Fioravanti intuisce immediatamente le potenzialità della scoperta e decide di applicarla proprio all’antrace. Dopo anni di studi riesce a sviluppare anticorpi efficaci contro il batterio, capaci di colpirne le difese fino a farlo “rattrappire”, aprendo nuove possibilità terapeutiche in un campo in cui fino a poco tempo prima sembrava non esserci alcuna soluzione.
Spesso pensiamo ai microrganismi soltanto come a nemici da combattere, ma in realtà quelli che provocano malattie rappresentano una percentuale minima, appena l’1 o il 3% del totale. I microrganismi sono stati le prime forme di vita sulla Terra, esistono da miliardi di anni e sostengono ogni ecosistema del pianeta.
Il futuro che ci aspetta dunque dipenderà dalla capacità dell’uomo di comprendere finalmente che il mondo invisibile che ci circonda non è distante da noi, ma coincide con la nostra stessa sopravvivenza.