La Peste, Un libro tante scuole

Un appiglio


Alice Baron


Una cosa che ti ha colpito

Mi ha colpito il fatto che sia perfettamente compatibile con la situazione attuale.

Un’altra cosa che ti ha colpito

Ho trovato interessante che “La peste” di Camus sia uno dei tanti prodotti culturali in grado di far riflettere su una delle pagine più brutte della storia.

Una frase del libro da conservare

“Sì, era proprio il sentimento dell’esilio il vuoto che sentivamo sempre dentro di noi, l’emozione precisa, il desiderio irragionevole di tornare indietro o invece di affrettare la corsa del tempo, i morsi brucianti della memoria.”

In quello che è uno dei capolavori di Camus, lo scrittore plasmò i suoi personaggi in modo che ognuno di loro avesse i propri momenti di fragilità. Attimi nei quali la sofferenza prevale sull’ottimismo, sui ricordi e dove l’unico futuro immaginabile è la morte.
Nel romanzo troviamo anche delle riflessioni che esprimono il carattere ostinato dei flagelli, come quando uno dei personaggi dice “la peste è un continuo ricominciare”. Se pensiamo quindi alle catastrofi come a dei cicli continui, dovremmo saper reagire, recuperando le esperienze del passato, ma, essendo immersi in quella sofferenza, non possiamo prevederne l’andamento nella sua interezza; possiamo soltanto provare a resistere e fare del nostro meglio. E se per caso ci rendessimo conto di star per essere sopraffatti, quantomeno dovremmo accettare la realtà dei fatti che è una “verità coerente” citando Camus.
Soltanto una volta che tutto si sarà concluso potremmo chiederci se e cosa delle nostre azioni o del nostro vissuto poteva andare diversamente, perché penseremo utilizzando la ragione. Non saremo più accecati dal dolore o dalla rassegnazione e quindi avremo un occhio critico sulle cose. Nel bel mezzo di una “peste”, di qualunque genere essa sia, nessun essere umano è abbastanza lucido per analizzare in modo del tutto adeguato la situazione. Per anche solo iniziare a pensare di sconfiggerle, l’umanità deve prima di tutto abituarsi alle “pesti”. È sempre molto complicato perché siamo continuamente presi da noi stessi e, “dal momento che i flagelli non sono a misura dell’uomo, pensiamo che siano irreali”, per citare il dottor Rieux, il personaggio apparentemente più razionale. Soprattutto in Occidente, dove non siamo abituati come nel resto del mondo ad avere a che fare con situazioni così complesse, prevalgono la negazione e poi il tacito consenso.
Molte persone credono che la strada più efficace da percorrere per non soccombere durante questi periodi sia aggrapparsi alle emozioni ed ai sentimenti. Io credo invece che ci si debba aggrappare alle persone, perché i sentimenti e le emozioni possono svanire, cambiare, togliere il fiato, mentre le persone anche solamente restando nei nostri pensieri, alleggeriscono il macigno che ognuno si porta sulle spalle.
È anche vero che si tende ad essere più diffidenti quando proviamo dolore, rabbia, tristezza, paura,… e ci viene quindi difficile aprirci agli altri.
Ovviamente chiedendo il permesso, forse la soluzione può essere quella di dividere in più parti il proprio bagaglio emotivo, un modo per venire a patti con la propria e con l’altrui sofferenza.
Lo stesso Camus pur avendo avuto una vita piena di ostacoli, mantenne fino alla fine la sua passione di vivere. Lui aveva come appigli la madre, che lo crebbe sola dopo la morte del padre che lui aveva solo un anno, il suo maestro elementare, il quale fu il primo a nutrire la fame di cultura e di conoscenza del piccolo Camus, la figlia, che sempre riconobbe questa forza nel padre, sia nella vita come nei suoi scritti. Non ultimo per importanza il mare: è infatti in mare che Rieux e Cottard, nel libro, vanno a fare un bagno per scappare dall’alone di morte che andava riempiendo ogni angolo della città. Lo scrittore usa questa scena come simbolo della tregua, di quegli attimi in cui sembra tutto finito e perciò sembra tutto irreale, senza un senso. Perché ci si è abituati ad un certo tipo di vita, di routine e in uno schiocco di dita tutto può tornare a com’era prima. Soltanto il mare riesce a contenere tutti i pensieri di un uomo e riesce ad infondergli quella calma tanto agognata.

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