16 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Ricostruire il passato per avere speranza nel futuro


Caterina Gili, Chiara Massari, Liceo Alfieri Torino


Due anime danneggiate alla ricerca di una memoria perduta sono quelle di Stefano Sartor e Nina, i due protagonisti del nuovo romanzo Le nostre vite presentato dallo scrittore Francesco Carofiglio durante la terza giornata del Salone.

I due sono segnati da un trauma che ha influenzato il corso della loro esistenza: per Stefano un incidente domestico nel quale ha perso il ricordo dei suoi primi 19 anni di vita, per Nina una storia d’amore estiva vissuta all’età di 16 anni. Sebbene i due possano sembrare distanti, sono in realtà accomunati da luoghi e tematiche che emergono all’interno del romanzo.

Prima fra tutte è quella del corpo che, segnato da una cicatrice, rispecchia l’anima rotta dei personaggi e ricorda costantemente la necessità di una sua ricostruzione. Anche se questa ferita è visibile è importante non nasconderla perché è un simbolo di fragilità che allo stesso tempo ci rende più forti. É qui che Carofiglio si collega all’arte giapponese del kintsugi, ossia una pratica che consente di riparare gli oggetti utilizzando l’oro così da impreziosirli e renderli ancora più unici. L’arte è dunque lo strumento a cui gli stessi personaggi si affidano per la cura dell’anima: la fotografia per Nina e la filosofia e la scrittura per Stefano. Oltre a queste discipline, all’interno del libro un ruolo importante è ricoperto dalla musica che crea con il lettore un terreno di condivisione.

Anche il mare come metafora di memoria è una tematica fondamentale. Immergendosi nelle acque della Puglia Stefano si riconnette con una parte del suo passato, mentre Nina compie un rito di iniziazione: è proprio questo luogo che porta i due protagonisti a riscoprire le proprie radici. La Puglia, definita “la terra della luce del sole” è contrapposta a Parigi, dove Stefano insegna, considerata “la città delle luci notturne”. La capitale francese è stata inserita nel romanzo dall’autore per via del legame instaurato in lui dalla madre, la quale ha vissuto in Francia: infatti questa città rappresenta per lui un rifugio per la sua fantasia.

Per concludere l’incontro Carofiglio ha messo in evidenza il rapporto tra l’esperienza di perdita di contatto con la realtà di Stefano con quella vissuta da tutti noi nella pandemia durante la quale, come dice l’autore, non eravamo felici ma allo stesso tempo non soffrivamo.

La passione nelle parole di Francesco Carofiglio ha coinvolto un gran numero di persone a cui sono stati offerti diversi spunti interpretativi con cui affrontare la lettura del romanzo.

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