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Il progetto nasce dall’immersione nelle pagine di Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi e dalle suggestioni dell’omonima trasposizione cinematografica. L’opera esplora la potente dicotomia tra la realtà oppressiva e l’universo liberatorio della letteratura, traducendo l’atto del leggere in un’esperienza visiva di resistenza.
La cifra stilistica scelta è quella di un monocromatismo rigoroso, dove il bianco e il nero non sono semplici pigmenti, ma simboli del dualismo tra ombra e luce, tra censura e libertà interiore. Su questo fondamento si innestano frammenti di rosso vivido: dettagli carichi di una forza dirompente che incarnano la passione, il coraggio della parola scritta e la vitalità insopprimibile dei personaggi. Ogni ritratto diventa così un ponte tra la Teheran del passato e la sensibilità contemporanea, celebrando i libri non solo come oggetti di studio, ma come autentici strumenti di emancipazione e identità. Presentato al Salone del Libro di Torino, queste immagini invitano lo spettatore a riflettere sul potere salvifico della bellezza e sulla potenza dell’immaginario artistico di fronte a ogni forma di oscurantismo.
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