15 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Mille occhi per leggere Dante


Achille Berzovini, Sofia Mazzaglia, Francesca Polo, Liceo Classico L. Ariosto Ferrara


“Se tu segui tua stella,

non puoi fallire a glorioso porto.” (Inferno XV, 55-56)

 

Nella giornata di venerdì 15 ottobre 2021, in occasione del Salone del Libro di Torino, Alberto Casadei, accademico e critico letterario, e Helena Janeczek, scrittrice tedesca naturalizzata italiana, hanno discusso in merito al progetto “Se segui la tua stella… I grandi narratori per Dante”, saggio che raccoglie i punti di vista di ventitré narratori contemporanei. Da Melania Mazzucco, che analizza il tema della celebrità e della fama, collegato alla possibilità di scrivere qualcosa che vada oltre il proprio tempo, a Emily Robinson, che si interroga sul senso della vocazione di un autore e sulle certezze che oggi l’uomo non ha più.

Il titolo del saggio si ispira proprio al celebre verso del XV canto dell’Inferno pronunciato da Brunetto Latini, maestro di Dante, che esorta il poeta a cogliere il senso del suo destino per poter arrivare a glorioso porto. Si tratta dunque di seguire una vocazione che, nel caso di Dante, consiste nel raggiungimento di Dio, mentre, nel nostro, nel comprendere cosa Dante stesso significhi ancora per noi.

Le sfumature che i grandi scrittori riescono a cogliere sono tante e, molto spesso, si rivelano influenzate dalle esperienze e dal contesto storico in cui si trova chi le formula. Questa è la chiave del successo secolare di Dante che, in qualunque luogo, tempo e contesto potrà sempre essere letto  ed amato con occhi diversi.

Erich Auerbach, filologo tedesco, autore di Mimesis. Il realismo nella letteratura occidentale, scrive riguardo a Dante durante la deportazione nei campi di concentramento in Germania; Anna Andreevna Achmatova, poetessa russa, arriva in Italia nel 1964 portando un Dante totalmente interiorizzato e personale; Primo Levi, celebre autore italiano, in Se questo è un uomo parla dell’erronea associazione tra Inferno e lager, in quanto il primo è luogo di giustizia e disegno divino, mentre il secondo rappresenta la fine di ogni orizzonte di senso. Nella parte finale del libro, Levi, insieme ad un amico ebreo alsaziano, tenta di ricordare i versi del famoso canto di Ulisse, il XXVI dell’Inferno, per tentare di recuperare quel senso di dignità e di umanità che gli è stata sottratta.

Dante diventa quindi un tramite mediante il quale si cerca di raccontare l’indicibile per ritrovare se stessi.

 

 

 

 

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