Le donne e la letteratura, un legame strettissimo ma al tempo stesso tenuto nascosto per secoli. Dacia Maraini ha affrontato questo tema nel suo nuovo libro Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola, che ha presentato Venerdì 15 maggio in un incontro con il gruppo di lettura del Bookstock. In questo libro Dacia Maraini racconta la vita di autrici sparse lungo tutto il corso della storia, figure come Ipazia, Jane Austen e Elsa Morante, che in un mondo di intellettuali uomini sono riuscite a portare un nuovo pensiero, le proprie idee in maniera originale e indipendente.
Alcuni dati, tristemente allarmanti, rivelano con chiarezza quello che è il difficile rapporto tra le donne e il mondo letterario: si tratta di quelli riguardanti i grandi premi. Come il premio Nobel per la letteratura, che dalla sua istituzione ad oggi è stato assegnato a 104 uomini e 19 donne, oppure il premio Pulitzer, vinto da 66 uomini e 31 donne. Ancora il premio Strega, assegnato a 65 uomini e 14 donne. Per Dacia Maraini un simile squilibrio è la conseguenza naturale di una cultura che, da oltre 3000 anni, è stata androcentrica. Mentre le scienze, la letteratura, la politica erano appannaggio maschile, l’unica espressione pubblica riservata alla donna era la maternità. Il problema, secondo la Maraini, una società di questo genere risulta difficile da sradicare è perché essa si è istituzionalizzata con il tempo, tanto da venir assimilata a un concetto naturale. Dacia Maraini, tuttavia, ha raccontato un’ipotesi, elaborata recentemente da numerosi antropologi che sembrerebbe smontare questa concezione. In seguito ad analisi condotte sui graffiti tracciati dagli uomini primitivi nelle grotte, alcuni studiosi hanno teorizzato che, in una società remota, uomini e donne svolgessero gli stessi compiti, in una condizione di sostanziale parità. A far crollare questo modello contribuì l’epocale scoperta dell’agricoltura, che portò con sé i concetti di stanzialità e proprietà; in seguito al loro affermarsi fu necessaria una differenziazione dei compiti, una delle cause che ha contribuito a instaurare un nuovo modello di società.
Per rispondere alla domanda se vi fossero stata, nel libro, alcune figure capaci di insegnarle qualcosa, come delle insegnanti, Dacia Maraini ha citato un nome più giovane di lei, ma che secondo la sua opinione ha introdotto un’idea attuale: Michela Murgia. Ha avuto il merito di introdurre il concetto di famiglia per scelta, basata sulla somiglianza, sul rispetto e sulla stima reciproca. Un’idea potente, soprattutto dopo che la famiglia basata sul sangue si è dimostrata in numerose occasioni fonte di dinamiche economiche e sociali disastrose. Il concetto di una famiglia costruita sulla scelta, a dire il vero, segue il processo storico che ha contraddistinto la trasmissione dei poteri di governo. Infatti dopo secoli di trasmissione ereditaria, dove i re passavano il potere ai figli, nel quale i sudditi non avevano il diritto di destituire un sovrano che si dimostrava indegno, si è passati ad un sistema dove i cittadini sono in grado di eleggere i propri rappresentanti sulla base della fiducia e delle capacità.
Le ragazze e i ragazzi del Bookstock hanno anche chiesto alla Maraini di raccontare loro lo speciale filo conduttore che lega alcune delle figure più recenti del libro; il punto di vista d’eccezione della stessa autrice, che ha raccontato dei ritrovi nei bar, negli anni ’60, con i principali nomi della letteratura dell’epoca, artisti e artiste come Italo Calvino, Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia, Federico Fellini e Elsa Morante. L’autrice ha narrato un tempo caratterizzato da una forte solidarietà tra gli artisti e dal desiderio di incontrarsi in ogni occasione buona, in contrasto con un presente dove regna una maggiore frammentarietà, dovuta in parte all’esplosione dell’età social.
In realtà, come sottolineato dalla Maraini, per ogni donna capace di raggiungere onori e riconoscimenti, tante altre sono state dimenticate, come la poetessa lucana Isabella Morra, vissuta nel cuore del Cinquecento. Dopo un’esistenza vissuta segregata dalla sua famiglia, alleviata solamente dallo scambio di poesie con un nobile locale, venne uccisa dai suoi stessi fratelli, una volta scoperta la corrispondenza proibita.
La voce di Isabella rimase inascoltata per molti secoli, fin quando non venne riscoperta all’inizio del Novecento. Ancora oggi, molti giovani sento che, nonostante si esprimano continuamente, le loro parole non incidano davvero. Per questo durante l’incontro, i ragazzi del Bookstock hanno chiesto cosa rende una parola capace di cambiare qualcosa, di rimanere incisa e non scomparire al variare della storia; la Maraini ha risposto semplicemente he è la storia a scegliere quali voci tramandare e quali dimenticare. Infatti è la storia a muoversi e a mutare, mentre al di sotto di essa la natura rimane invariata. Questo deve ricordarci che essa è una componente fondamentale dell’essere umano, che solo grazie a tutto quello che costruisce, ai modelli come la cultura, l’educazione e la religione, può abbandonare la sua animalità. Sublimando i propri istinti ci si sottomette alle regole, che secondo Dacia Maraini sono il vero fondamento della società: infatti la vera libertà consiste nel rimanere all’interno delle norme, proprio per non prevaricare le libertà altrui.
Dacia Maraini con Scritture Segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola vuole venire incontro proprio a queste voci inascoltate, raccogliendole con l’obiettivo di portarle a quante più orecchie possibili.