19 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

La storia di chi non sapeva nè leggere nè scrivere


Agnese Davi e Michelle Chidera Anago, Liceo Ariosto di Ferrara


Il più grande pregiudizio verso i contadini è sempre stato che, non sapendo nè leggere nè scrivere, non avessero cultura. Goffredo Fofi, giornalista e critico cinematografico, si è occupato di sfatare questo mito al Salone del Libro di Torino, giovedì 19 maggio in Sala Granata. Fofi ha affrontato la condizione dei braccianti napoletani presentando gli autori, gli scrittori e i cantautori, più affezionati al tema.

Matteo Salvatore, compositore e cantante italiano, ha per esempio deciso di collaborare con il regista italiano Giuseppe De  Santis, viaggiando per la Puglia alla ricerca di canti popolari contadini: durante l’esplorazione si sono accorti che non esistevano canzoni ufficiali, bensì una raccolta di brani socialisti molto diffusi, quindi Salvatore si è assunto la responsabilità di scrivere lui stesso brani che raccogliessero la vita di chi cantava al socialismo.

Oltre a Matteo Salvatore a dare voce alla condizione dei contadini troviamo Ignazio Silone con  Fontamara, romanzo che racconta i primi anni della dittatura fascista nell’ omonima città: i “cafoni”, (chiamati così, spiega Fofi, perchè portavano le braghe legate con una fune -dal dialetto napoletano ca’fun- e non con la cintura di cuoio come i ricchi borghesi), subiscono soprusi e ingiustizie così antichi da sembrare naturali come la neve e il vento. Per sottolineare il tabù legato a questo argomento lo stesso Silone racconta che, in Jugoslavia, il traduttore e l’editore del suo libro vennero incarcerati per diverso tempo poichè le autorità pensavano fosse una storia jugoslava quella ambientata in Abruzzo.

Analizzando poi gli scritti di Carlo Levi, in particolare il libro Quaderno a cancelli, Fofi ripercorre la descrizione della suddivisione del mondo agricolo in due gruppi, Luigini e Contadini,  fazioni che durante gli anni Ottanta si trasformarono in Allergici e Diabetici: i primi timorosi di tutto ciò che li circonda, pieni di miele da poterlo condividere con tutto il mondo i secondi.

Successivamente sono stati chiamati in causa Calvino, con Marcovaldo, e Pasolini, con l’Antologia della poesia popolare; si sono infatti occupati di raccontare la vita dei contadini nel dopoguerra affiancati dalla nascita della sociologia in Italia. Negli anni a seguire La Masseria di Eugenio Montale, Passaggio in ombra di Mariateresa Di Lascia e La macchina mondiale di Paolo Volponi sono i romanzi-diari che han affrontarono meglio la seconda trasformazione del mondo contadino nel sud: si passa dalla distruzione di una civiltà che durava da secoli, ai consorzi agrari degli anni Trenta e Quaranta e ancora al racconto di un caso di follia contadina.

L’obiettivo di Goffredo Fofi era quello di eliminare i pregiudizi sulla vita contadina che fin dagli anni Trenta caratterizzavano le menti italiane.

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