Lunga più di mille chilometri, ma geograficamente a un passo dalle coste della Florida, Cuba è da sessantasette anni la spina nel fianco dell’egemonia statunitense, ancora di più ora che prima della caduta dell’Unione Sovietica.
Sul palco del Teatro Comunale di Ferrara, intervistato da Camilla Desideri, il reporter di guerra Jon Lee Anderson ha analizzato la morsa in cui è stretta L’Avana: da un lato l’aggressiva politica dell’amministrazione Trump e della potente lobby cubana di Miami, dall’altro una leadership locale paralizzata e incapace di offrire soluzioni economiche e sociali ad un popolo stremato.
La crisi non è mai stata così grave: le risorse energetiche scarseggiano e i cubani sono obbligati a importare energia elettrica e petrolio. Gli Stati Uniti hanno tagliato i rifornimenti provenienti dal Venezuela (dopo la cattura del presidente Maduro) e bloccato le spedizioni provenienti dal Messico.
Queste scelte hanno provocato conseguenze gravi nell’isola cubana: di frequente si verificano blackout e spesso la corrente è presente solo per 4 ore al giorno. Data questa grande scarsità, ospedali e scuole spesso sono obbligati a cessare o ridurre l’attività.
Inoltre la mancanza di beni primari ha contribuito a un degrado del tessuto sociale, dovuto anche all’avvento del cartello dei narcotrafficanti, sintomo di una criminalità che non è mai stata a un livello così alto.
Anderson continua spiegando la situazione politica attuale nella quale Raùl Castro, pur avendo lasciato la carica ufficiale, resta una figura di spicco e di grande autorità; mentre Miguel Díaz-Canel, pur considerato un presidente onesto, risulta inefficace e privo di vere soluzioni alla crisi economica. Infatti nel 2021 si sono verificate proteste in oltre 60 città, represse duramente dal governo con lunghe pene detentive. Inoltre negli ultimi due anni si stima che circa 2 milioni di persone abbiano abbandonato l’isola: si tratta di un esodo demografico senza precedenti che lascia una popolazione sempre più anziana.
Nonostante le vecchie generazioni mantengano un attaccamento emotivo e nostalgico agli ideali della Rivoluzione, i giovani non vedono alcun futuro e desiderano semplicemente un cambiamento per poter vivere una vita migliore.
In relazione alla situazione geopolitica intorno a Cuba , Anderson evidenzia come Russia e Messico mostrino un atteggiamento prudente: inviano aiuti limitati o singole petroliere per evitare ritorsioni dirette da parte degli Stati Uniti.
La Cina invece mantiene una visione strategica a lungo termine, senza cercare uno scontro diretto immediato con gli USA nei Caraibi, ma supportando Cuba con fornendo tecnologia (come i pannelli solari per far fronte alla crisi energetica) e con la partecipazione a prospezioni petrolifere su piccola scala (che coprono circa il 15% del fabbisogno locale). La presenza cinese a Cuba è sufficiente abbastanza per lanciare un segnale di avvertimento a Washington, che con il tempo sta cercando una soluzione.