Federico Rampini ha presentato il suo ultimo saggio, Pane e cannoni (Mondadori, 2026) nella giornata di giovedì 14 maggio al Salone del libro di Torino. In un mondo in cui il mercato parla ormai il linguaggio delle armi, l’autore ha demolito l’illusione di una globalizzazione pacifica, svelando come pane e cannoni siano tornati a essere facce inseparabili della stessa medaglia. Per trent’anni l’Occidente ha creduto che il commercio potesse esorcizzare la guerra, ma oggi la geo-economia ha trasformato dazi, sanzioni e catene di approvvigionamento in veri strumenti di pressione militare e la supremazia tecnologica determina i nuovi equilibri di potere. Donald Trump e Xi Jinping, tra gli altri, incarnano questo cambio di paradigma, muovendosi con un’acuta percezione dei rapporti di forza, mentre l’Europa appare intrappolata in una sorta di sindrome di Stoccolma – così definita dall’autore – ormai vittima di una burocrazia stagnante e di pregiudizi ideologici che le impediscono di vedere la realtà, come quello secondo il quale gli USA siano senza alleati. Infatti Rampini ha evidenziato come l’alleanza con Israele non sia mai stata così solida e proficua o come le monarchie arabe (Kuwait, Arabia Saudita, Emirati arabi uniti, eccetera) siano con Trump contro l’Iran. Rampini ha sfatato miti consolidati, come quello della Cina quale superpotenza verde, ricordando che Pechino resta il massimo inquinatore mondiale, e ha sottolineato come il controllo delle terre rare e la centralità del dollaro siano i veri campi di battaglia del XXI secolo; ha inoltre evidenziato come anche i paesi dell’ estremo oriente, quali Cina, Giappone e Corea del Sud, facciano leva su politiche di stampo protezionistico e di difese delle proprie aziende, come gli USA ieri, durante la presidenza di Nixon e Reagan, e anche oggi. Tra la normalizzazione della guerra e la crisi del modello europeo, l’autore ha offerto un manuale di sopravvivenza geopolitica per un Occidente che deve tornare a investire nella sicurezza se vuole preservare la propria prosperità; in questa nuova epoca in cui l’economia è un’arte marziale, ignorare il nesso tra forza militare e libertà è infatti l’errore più pericoloso che si possa commettere. La sfida è tra Stati Uniti e Cina, come ribadito dall’autore, e finché i primi avranno il controllo sul cosiddetto “quadrilatero magico”, composto dallo strapotere del dollaro, dalla superiorità tecnologica, dall’autonomia energetica e dalla demografia positiva, resterà una grande sfida per Pechino scalzare appieno la supremazia americana.