“Non è da escludere che in futuro gli Stati Uniti non possano diventare il più grande Paese socialdemocratico del mondo”. Con questa citazione di Marina Catucci, corrispondente de Il Manifesto di New York, si apre una riflessione sull’attuale condizione degli Stati Uniti d’America e su come alcuni fenomeni stiano radicalmente modificando una delle più grandi potenze al mondo.
Affiancata da Adam Shatz, giornalista statunitense, si iniziano a mettere in luce alcuni aspetti nascosti dell’amministrazione di Trump in vista delle prossime elezioni di midterm (elezioni di metà mandato).
“L’America è un Paese difficile da definire, ma sicuramente pieno di controversie”. A partire da questo spunto di James Baldwin, scrittore e attivista statunitense, si comincia a definire il carattere dell’America.
Entrambi i giornalisti sono concordi nell’affermare che gli Stati Uniti hanno raggiunto un punto di non ritorno, evidente segnale della necessità di un cambiamento imminente. “Si è toccato un fondo che non doveva essere toccato”, dice Marina Catucci facendo riferimento alle stragi compiute dall’ICE a Minneapolis e ai tentativi di occupazione a New York da parte di alcune truppe interne che negli ultimi mesi hanno fatto pressione sul Paese. Come ci fa notare Shatz, tutt’oggi il presidente Trump continua ad avere un approccio militarizzato sul Paese: con la sua presidenza abbiamo assistito all’ascesa del suprematismo bianco e di azioni contro la giustizia razziale che sono state davvero sconvolgenti.
Con un occhio di riguardo al tema dell’immigrazione e della xenofobia, nel corso della discussione tra i due giornalisti si è cercato di capire quale sia la linea d’onda che il presidente Trump sta attuando nei confronti degli stranieri. Secondo Shatz, egli starebbe agendo con una violenza istituzionale nei confronti degli immigrati. Alcuni studiosi sono addirittura arrivati a sostenere che Trump sia un “repubblicano populista” e che nella sua amministrazione appaia una sorta di “spirito fascista”.
Allora la domanda è: in un Paese in cui ormai “il concetto di legalità sembra essere sfumato via”, come sostiene Catucci, esiste veramente una speranza di cambiare in meglio? La risposta deriva direttamente da una presa di coscienza collettiva: a costituire un’inversione di tendenza è stato il tema del conflitto palestinese. Questa situazione ha dato modo all’opinione pubblica di ampliare i propri orizzonti, dando vita alle prime vere manifestazioni in una grande città come New York, le cui piazze hanno iniziato a riempirsi di giovani protestanti riuniti tutti da un’unica causa. Alcune iniziative contro il fenomeno del genocidio palestinese sono partite addirittura dalle stesse comunità ebraiche. Capiamo quindi che nonostante il ruolo e l’influenza di Israele all’interno della società americana, il sostegno alla Palestina e alla fine della guerra israeliana segnano un importante progresso, basti pensare che ora i candidati alle cariche pubbliche vengono valutati anche in base alla loro posizione sulla Palestina.
È evidente che un lume di speranza in un cambiamento futuro c’è e la componente più rilevante in questa trasformazione sociale sono i giovani, appartenenti a una generazione che si informa tramite internet e che sta vivendo un progressivo distacco dai luoghi comuni passati.
“Questa è una nuova generazione aliena, così più aperta ed esploratrice rispetto a quella precedente”, dice Catucci, “non hanno paura del Comunismo come le vecchie generazioni, ma sono disposti a conoscere anche nuove ideologie politiche”. Ad oggi, stiamo assistendo ad una generazione di giovani che non è più disposta a ripetere i modelli di quelle precedenti. Le atrocità a cui sono costretti ad assistere suscitano loro rabbia, frustrazione e indignazione. È arrivato il momento di dire “basta”.
La fine dell’evento si è svolta con una riflessione riguardo a come le elezioni del nuovo sindaco di New York Zohran Mamdami abbia tracciato un punto di arrivo: “Mamdami è seguito da una generazione intera che sente il bisogno di esplorare nuove strade e nuove figure”. Ciò da cui sono accumunate personalità socialiste come quella di Mamdami è la loro capacità di articolare una chiara critica al modo in cui gli Stati Uniti abbiano oppresso e sfruttato le persone al proprio interno. Questi credono che possa davvero esistere quella socialdemocrazia di cui si parlava all’inizio, un concetto nel quale gli ideali di fondo dell’America si possano concretizzare.
Sembra quindi che l’America potrebbe prima o poi arrivare a realizzare il cosiddetto “sogno americano”, ma quanto effettivamente dovremo aspettare affinché si possa vivere?