I confini determinano il nostro mondo da secoli se non millenni; ci dicono dove possiamo viaggiare, quando inizia un altro stato e come uno stato deve comportarsi in base a chi ha ai suoi confini. Di questo hanno parlato Jon Lee Anderson, Flavia de Silva Candido, Giorgi Lomsadze, Sarah Aziza e Eleanor Armstrong intervistati da Anna Maria GIordano sabato 3 ottobre nel contesto del festival Internazionale di Ferrara.
Cuba, come riporta il giornalista americano Jon Lee Anderson, è in crisi a causa delle sanzioni americane che, dalla caduta dell’unione sovietica nel 1991, hanno portato al disastro economico per l’Avana, vista la sua dipendenza dai sussidi sovietici. Questa situazione si è aggravata quando nel 2026 Donald Trump ha ordinato la cattura del presidente venezuelano Maduro; questo per Cuba ha voluto dire la fine delle esportazioni petrolifere dal Venezuela ai suoi porti portando alla crisi energetica in tutta l’isola. Con queste premesse Anna Maria Giordano ha chiesto “Cuba potrebbe essere il prossimo Venezuela?” e la risposta di Anderson è stata affermativa: “Sì, potrebbe. È difficile fare previsioni ma di sicuro butta male per Cuba, Trump vuole una transizione democratica e la liberazione dei prigionieri politici, ma l’Avana non vuole sottomettersi. Il governo dell’isola preferisce aspettare le midterm negli Usa per stabilire come comportarsi perché Trump fa paura”.
Legandosi alla paura per Trump, l’attivista Flavia de Silva Candido ha spiegato l’attuale situazione in Brasile e il fermento causato dalle elezioni: “Per noi della sinistra domani sarà un giorno di grande tensione, c’è il timore che tornino al potere i Bolsonaristi”. I Bolsonaristi sono una fazione politica che si rifà alla politica di Jair Bolsonaro, che consiste in un’apertura economica agli Usa e nello sfruttamento massiccio delle materie prime brasiliane. La paura più grande per la fazione del presidente uscente Lula da Silva è che una possibile vittoria dei Bolsonaristi porti ad una sudditanza agli Stati Uniti di Trump.
Un paese sempre a rischio di ingerenze straniere è anche la Georgia, di cui ha parlato il giornalista Giorgi Lomsadze: “Ogni georgiano preferirebbe un oceano al confine piuttosto che la Russia”. Questa frase testimonia il disagio crescente nel paese caucasico a causa delle sempre più problematiche interferenze russe. Infatti molti cittadini aspirerebbero all’avvicinamento con l’Europa: “La maggior parte delle persone considera l’Europa la propria casa.” Tuttavia il governo mantiene posizioni filo-russe e accetta passivamente il graduale inglobamento di aree del paese da parte dei russi. Questo ha portato ad enormi proteste in tutta la nazione per avere libertà di parola e di espressione.
Una situazione per certi aspetti simile a quella della Georgia è quella della Palestina. La scrittrice Sarah Aziza ha spiegato che a causa della mancanza di confini ufficiali sia di Israele sia della Palestina, Tel Aviv ha la possibilità di colonizzare le aree abitate dai palestinesi; questo comportamento da parte di Israele ha portato ad una vera e propria diaspora del popolo palestinese, di cui l’autrice è testimone. Ciò a cui l’autrice aspira è un referendum per determinare questi confini e creare sul serio una nazione palestinese che possa tutelare i diritti dei suoi cittadini.
A chiudere l’incontro è stata la ricercatrice Eleanor Armstrong che ha affrontato la relazione tra il femminismo e lo spazio: “Nel mondo dello spazio prevale un dominio testosteronico, si pensi a Musk o Bezos che amministrano i satelliti che orbitano intorno alla Terra o di come la Cina e L’India sponsorizzino i loro programmi femminili nello spazio per dare l’impressione di essere paesi paritari, quando in realtà non lo sono affatto”. A detta dell’intervistata quindi l’ambito dello spazio è ancora lungi dall’essere definito “paritario“.
Quest’incontro ha testimoniato concretamente la forza che hanno tuttora i confini nel mondo globalizzato e iper-interconnesso in cui viviamo tutti noi.