Sull’Iran si hanno tanti pregiudizi: il suo stato di guerra tumultuoso e il suo spirito fortemente religioso forniscono un’immagine del paese retrograda e pericolosa. Nel libro “La Casa Dimenticata” di Pegah Moshir Pour, presentato il 14 maggio al Salone del Libro in un intervento con Oscar Buonamano, l’autrice vorrebbe proporre, invece, una versione diversa del suo paese, mostrandone la cultura ricchissima e i paesaggi suggestivi.
In un presente segnato dai conflitti, Pegah riesce a dare spazio a un’umanità tormentata: i personaggi del romanzo sono individui pienamente inseriti nella loro società, non solo vittime di una guerra più grande di loro. Sono tre le donne protagoniste di questo racconto, tutte con storie individuali e passati diversi. Ognuna incarna nel suo modo particolare il contesto politico e sociale che la circonda: è così che l’autrice riesce a inserire la guerra e la sofferenza nella vita quotidiana del popolo iraniano.
Con la protagonista principale fa emergere l’aspetto della lotta generazionale: Farah rappresenta gli ideali di una generazione nuova, che considera la guerra come qualcosa a cui ci si deve ribellare, non da cui si deve scappare. Attraverso il suo personaggio, Pegah decide di elogiare i ragazzi, che scelgono ogni giorno di mettere in discussione i dogmi della società e usare il proprio corpo come strumento per manifestare il loro dissenso.
L’Iran rappresentato dall’autrice ne “La Casa Dimenticata” è un paese con una storia lunghissima e estremamente complicata, che ha sviluppato una capacità di convivere straordinaria, a causa delle invasioni subite da vari paesi nel corso degli anni. Rimane infatti un paese con una diversità vastissima, pur mantenendo un’identità nazionale ben definita, che ha tantissimo da offrire al resto del mondo.