L’intervento di Antonio Manzini si è aperto con la presentazione del libro, ma ben presto l’autore ha abbandonato i binari della presentazione tradizionale lasciandosi andare in una conversazione libera, viva e ricca di digressioni. Il punto di partenza è stato il cibo, in particolare il tramezzino, evocato anche grazie alle sue origini romane e utilizzato come spunto per parlare di gusti personali e di differenze tra individui. La conversazione ha naturalmente assunto toni più ampi, come la memoria, le abitudini, gli usi, i costumi e l’identità. Il dialogo è poi tornato sul romanzo Sotto mentite spoglie, pubblicato da Sellerio nel 2025, presentato come un progetto complesso e stratificato. L’autore ha descritto il romanzo come una costruzione ben poco lineare, fatta di piani temporali intrecciati e storie che si legano l’una con l’altra, dando vita ad un quadro completo e unico. Ne emerge un sistema narrativo articolato, in cui le vicende si espandono e sovrappongono, formando un opera complessiva unitaria ma non subito semplice. Un aneddoto significativo è stato il racconto del processo creativo e delle difficoltà di scrittura, Manzini ha evidenziato la complessità del lavoro di rielaborazione del testo, ma anche della revisione editoriale, effettuata da Elvira Sellerio, la stessa editrice di Leonardo Sciascia e fondatrice dell’omonima casa editrice. Nel dialogo ha trovato spazio anche il personaggio di Rocco Schiavone, citato come figura narrativa in continua evoluzione. Successivamente il dialogo si è focalizzato sulla figura di Andrea Camilleri, onorando la sua memoria e ammettendo che è stato fonte di ispirazione per l’autore. Oltre Camilleri, è stato citato anche Giorgio Caproni, con una lettura della poesia Ultima preghiera, presentata come testo che offre spazio a nuove interpretazioni. Tra ironia e leggerezza si è arrivati a temi universali e profondi: il male, la memoria e la difficoltà di riconoscere ciò che è reale da ciò che è inventato, lasciando cosi libero sfogo alla fantasia del lettore.