“Come stiamo davvero?” È questa la domanda da cui parte l’incontro del secondo giorno del Salone Del Libro 2026, dedicato al benessere mentale e sociale, un tema che oggi sembra toccare tutti, soprattutto in una realtà che corre continuamente tra notifiche, impegni, aspettative e confronto costante con gli altri.
Al centro della discussione c’è la collana Facciamo il punto, pubblicata dalla casa editrice “Il Castoro”, l’idea nasce dalla volontà di creare libri brevi e accessibili, pensati per ragazzi delle superiori, universitari e giovani adulti. Non vengono forniti manuali pieni di risposte definitive, ma strumenti per fermarsi un momento e riflettere su quello che stiamo vivendo.
Uno degli aspetti più discussi riguarda proprio il sonno: dormire male non significa solo sentirsi stanchi, influenza la concentrazione, l’umore, le relazioni e il modo in cui affrontiamo le giornate; eppure sempre più persone fanno fatica a riposare davvero. Secondo quanto emerso durante l’incontro, circa un terzo degli adulti soffre di problemi legati al sonno.
Si parla poi del burnout, una condizione che ormai non riguarda più soltanto professioni considerate “estreme”, oggi la sensazione di essere continuamente sotto pressione attraversa molti ambienti lavorativi e scolastici. Il problema, spiegano gli ospiti, non è che siamo diventati più fragili, ma che viviamo in un sistema che richiede attenzione costante e lascia poco spazio al riposo mentale.
Durante il dibattito viene citato anche Byung-Chul Han e la sua idea di “società della stanchezza”: una società in cui problemi collettivi vengono affrontati come responsabilità individuali, infatti, fare yoga, meditare o allenarsi può aiutare, ma non basta se il disagio nasce anche dal contesto sociale in cui viviamo.
Grande spazio viene dato anche al tema dei social network, oggi il confine tra online e offline è sempre più sottile e il confronto con gli altri è continuo. Se in passato ci si paragonava a poche persone, ora il confronto è con migliaia di vite mostrate ogni giorno sugli schermi; sui social sembra che tutti abbiano successo, siano sempre felici o perfettamente realizzati, ed è facile sentirsi in ritardo o inadeguati.
Ma l’incontro non si trasforma in una semplice critica ai social o alla società moderna. Viene sottolineato anche quanto contino le scelte personali: il tempo passato online, la difficoltà di staccare, l’abitudine a riempire ogni momento di stimoli senza lasciare spazio al silenzio.
Uno dei momenti più intensi arriva verso la fine, quando Fartade racconta una fotografia del 1914: nell’immagine si vedono alcuni ragazzi francesi appena usciti da scuola mentre vanno a un ballo estivo, camminando sui sassi per evitare il fango, pochi mesi dopo molti di loro sarebbero morti nella Prima guerra mondiale e nessuno poteva immaginare quello che stava per accadere.
Da questa immagine nasce anche il messaggio conclusivo dell’incontro: il futuro non è già deciso, per quanto il presente possa sembrare complicato, abbiamo ancora la possibilità di cambiare qualcosa, sia nelle nostre abitudini sia nella società in cui viviamo.
Forse, come quei ragazzi del 1914, anche noi stiamo ancora andando al ballo senza sapere davvero cosa ci aspetta, ma proprio per questo vale la pena fermarsi, per capire come stiamo e decidere che direzione prendere.