“Cosa succederebbe se ciò che ci ha sempre guidato venisse a mancare? Cosa diventeremmo?”
Questa è la domanda che perseguita Giovanni, protagonista del nuovo romanzo di Marco Cassardro “Camera singola”, edito Mondadori, un ormai “ex” playboy della periferia di Torino che a 65 anni si trova a dover affrontare la propria impasse sessuale. Tuttavia il deterioramento fisico, così definito dall’autore stesso, è solamente lo specchio di un deterioramento interiore, che interessa molteplici sfere della sua vita.
Giovanni è un bibliotecario prossimo alla pensione, un personaggio figlio del suo tempo e per questo, ai giorni nostri, percepito come decisamente controverso. Infatti, a causa della strumentalizzazione del corpo della donna propria del Novecento, Giovanni ha una concezione del genere femminile antiquata a tal punto da collezionare relazioni come trofei. La peculiarità del romanzo sta proprio nella libertà che si arroga l’autore di raccontare con coraggio un personaggio che va contro il perbenismo dei nostri tempi, sebbene l’autore non si definisca propriamente coraggioso, in quanto considera il suo libro “un’opera di realismo”. Tale caratteristica si esplica in primo luogo nell’ambientazione della vicenda, a cui fa da sfondo il quartiere Mirafiori di Torino, zona divisa tra decoro residenziale e degrado urbano e che proprio per questo rispecchia la personalità costantemente indecisa del protagonista. In secondo luogo si riscontra nella capacità di Cassardro di far sperimentare al lettore la sinestesia sensoriale attraverso una magistrale descrizione degli stimoli olfattivi e visivi.
La vicenda di Giovanni, pur essendo scritta da un punto di vista prettamente maschile, è molto piú della descrizione di una crisi esistenziale di un uomo, è un conflitto interiore in cui ognuno e ognuna di noi può riconoscersi.