Cronache, Mi prendo il mondo 2026

Un sabato sera diverso: ascoltare i giovani per tornare a brillare


Pietro Intini

Direzione Futura - Parma

Un sabato sera diverso: ascoltare i giovani per tornare a brillare

Siamo arrivati alla fine di questa terza edizione e la stanchezza, tra noi piccoli “prenditori del mondo”, si fa sentire. È una stanchezza particolare: non pesa, ma profuma di gioia e di soddisfazione per l’esperienza vissuta insieme.
È sabato sera. Fuori piove. Dentro di noi convivono due desideri: quello di andare a bere qualcosa di fresco e chiacchierare con gli amici, e quello — forse più silenzioso — di fermarci ad ascoltare. Ed è proprio questo secondo desiderio che ci conduce a un incontro capace di far scendere qualche lacrima e di accendere segnali per brillare, come stelle, nel cielo sopra le nostre teste.

Le parole che aprono uno spazio

«Ai ragazzi e alle ragazze di oggi stiamo lasciando un mondo opaco e poco luminoso. Eppure loro sono l’unica speranza che abbiamo.»
«Viviamo in un mondo che non vede i giovani, che non lascia spazio all’ascolto. Quando non si parla, si ingoia. E a forza di ingoiare, ci si ammala.»
Così Michela Marzano apre il suo intervento. Frasi che, come giovani, abbiamo già sentito tante volte. Ma il modo in cui le pronuncia — con delicatezza, chiarezza ed energia — le rende diverse. Nell’aula cala un silenzio pieno, poi un applauso. E insieme, le prime lacrime.

Cosa significa essere giovani?

È la domanda che arriva poco dopo. Una di quelle domande che ci facciamo spesso, ma a cui rispondiamo in modo frettoloso, con parole che col tempo diventano come sabbia che scivola via dalle mani.
«In Italia la parola “giovane” è spesso usata in modo sminuente, soprattutto nei confronti delle donne. Togliere responsabilità significa togliere credibilità. Essere adulti è assumersi responsabilità, ma senza smettere di ridere o piangere. Essere giovani significa farsi toccare dalle cose ed essere autentici.»
Autenticità. È qui che sentiamo di essere chiamati in causa.
Per noi essere giovani significa innamorarsi del mondo, anche quando è contraddittorio, ipocrita, fragile. Significa attraversarlo con le nostre paure, le nostre ansie, ma anche con il desiderio ostinato di diventare persone migliori.
Identità, modelli e libertà di sperimentare
«L’adolescente ha bisogno di consolidare la propria identità. Ha bisogno di adulti con cui identificarsi o contro cui contrapporsi. Ogni generazione è figlia della precedente, ma poi bisogna agire concretamente. I giovani hanno diritto di sperimentare e di sapere chi sono.»

Consolidare la propria identità

Forse è questo uno dei bisogni più grandi: poter essere noi stessi, senza omologazione, senza diventare la copia di qualcun altro.
Le regole esistono, ma non bastano se non vengono vissute.
Solo l’amicizia vera e l’amore profondo aiutano a non sbriciolarsi davanti alle difficoltà della vita. Perché l’esistenza è complessa, e i sentimenti tornano sempre a bussare.

Ascoltare i sogni

L’ultima domanda risuona in una sala visibilmente commossa:
«Come facciamo ad ascoltare i nostri sogni?»
La risposta è semplice e difficile allo stesso tempo:
prendendo tempo per stare in silenzio con noi stessi. A forza di non essere ascoltati, smettiamo di ascoltarci. Riempire il vuoto con rumore è facile, ma sedersi e lasciare vagare la mente è ciò che permette al desiderio di emergere.
Seguire il desiderio genera passione.
E quando c’è passione, si fa ciò che si ama senza nemmeno chiamarlo “sogno”. La strada si rivela camminando, ascoltandosi davvero.

Un sabato sera che brilla

Il pubblico ha gli occhi lucidi. È un sabato sera diverso dal solito: niente pizza al volo, niente boccale di birra. Solo parole che attraversano le età e accendono qualcosa dentro.
E forse è proprio questo il senso: fermarsi, ascoltare, e tornare a brillare.

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