Cronache, Giovedì 14 maggio 2026

Speranza ad Accalamaro


Niccolò Cartello e Gabriele Perdicaro

IC Peyron - Torino

Oggi abbiamo assistito all’ incontro con Irene Rossi, una scrittrice esordiente di 28 anni che ha presentato il suo primo romanzo: Futuro,( Einaudi Ragazzi)

Il libro narra di una città, Accalamaro che non si trova in nessuna cartina geografica, ma nell’immaginazione di tutti noi. Essa è ridotta ad un cumulo di macerie a causa della guerra. I protagonisti sono un gruppo di bambini che non hanno più fiducia negli adulti perchè hanno portato distruzione nel paese.

I bambini scappano dai militari che vogliono prendere i sopravvissuti e portarli in un  rifugio. Girando nella città, ormai distrutta, trovano una casetta sopravvissuta ai bombardamenti e decidono di sceglierla come loro nuova casa.

Una notte i fanciulli si svegliano al rumore del pianto di un neonato. Quando lo trovano, piccolo e indifeso, decidono di tenerlo con loro e crescerlo. Lo chiamano Futuro perché si rendono conto che è l’unica cosa che può dare loro speranza per il domani che verrà.

Lo adottano, con coraggio, anche accettando il rischio di essere scoperti dall’esercito. Qualche tempo dopo, girovagando per le macerie, trovano una parete di un palazzo tappezzata di poster e manifesti con la faccia di Futuro. A questo punto l’autrice non ci ha rivelato il finale della storia, ma ci ha dato un ventaglio di possibilità: i manifesti sono stati incollati dai genitori di Futuro per trovarlo, oppure il neonato è ricercato dall’esercito dal momento che è figlio di un nemico?

Dopo la spiegazione della trama l’autrice ci ha parlato della guerra, un crimine che può solo portare dolore e sofferenza.

L’ incontro è poi proseguito con domande all’autrice che ci ha raccontato com’è nata l’idea di scrivere questo libro e di come lei volesse trasmettere un messaggio contro la guerra.

La presentazione del libro si è conclusa con una frase dell’autrice: ”Prima di considerare qualcuno un nemico, bisogna tenere conto che anche lui/lei è una persona come te”.

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