22 maggio 2022, Cronache, Salone del Libro 2022

Sette case vuote a Buenos Aires


Viola Andrea Cesale, Gaia Cappelli, redazione liceo Alfieri


“Ci siamo perse” sono le prime parole di Sette case vuote, l’ultima serie di racconti uscita in Italia, scritta da Samanta Schweblin ed edita da SUR. Sono parole da cui traspare il mondo della Schweblin, in cui la realtà è messa in discussione e la normalità risulta una finzione determinata arbitrariamente da qualcuno impossibile da identificare. Non a caso l’autrice predilige lo sguardo dei bambini, dei pazzi e degli anziani che vedono le dinamiche della società in modo non condizionato. Inoltre i personaggi sono solo donne in quanto suo “luogo naturale”, esattamente come lo è l’Argentina, dove ha ambientato tutti i suoi libri. L’autrice infatti è nata a Buenos Aires, ma da nove anni vive a Berlino e da quando si è trasferita considera la casa in modo diverso: mentre nei primi romanzi era solo circostanziale, in Sette case vuote  diventa l’unica ambientazione. Le case sono luoghi intimi e personali che in questi racconti però diventano posti non sicuri, dove si è separati dal reale, dove sprofondi in te stesso e vedi cose che non dovresti vedere. Nel libro ha un ruolo importante anche il tema della memoria, soprattutto legato alla morte: l’autrice si chiede infatti dove vadano a finire gli oggetti dei morti dopo che hanno popolato per anni le loro case. La presentazione del libro è stata accompagnata dalla voce di Irene Graziosi, che ha rivolto alla Schweblin diverse domande riguardo il suo processo creativo. La scrittrice le ha dato un prezioso consiglio: per scrivere non bisogna lasciarsi guidare dall’argomento, ma questo deve essere al tuo servizio e rappresentare solo lo strumento per comunicare, come un ponte tra l’autore e il lettore. Durante l’incontro sono stati citati altri suoi lavori, come Kentuki e Distanza di sicurezza, da cui è stato tratto l’omonimo film Netflix. Concludendo, lo stile dell’autrice, profondo ma non didascalico, lascia trasparire, senza renderlo evidente, tutta la profondità e drammaticità dei suoi libri.

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