17 ottobre 2021, Cronache, Salone del libro 2021

Saviano si racconta a fumetti, la vita da ferita a feritoia


Sole Laurenti e Noemi Ruggiero, Liceo Alfieri Torino


Roberto Saviano, noto scrittore e giornalista, accompagnato dal disegnatore Asaf Hanuka presenta la sua tanto attesa autobiografia edita come graphic novel, intitolata Sono ancora vivo.

Perché il fumetto? Saviano ci svela che il motivo dietro la sua scelta è il bisogno di far passare un messaggio chiaro, un’immagine precisa: «il fumetto ha grande potere, suscita una emotività forte e specifica, e dipinge la scena così come deve essere percepita». Rimane comunque un margine di interpretazione i cui è esempio chiaro la copertina: un uomo riverso in un mare di lacrime. Dolore o liberazione? Questa è la suggestione che il fumetto trasmette. 

Alla domanda «paura o vergogna di essere ancora vivo?» Saviano afferma che la vergogna nell’essere stato “graziato” lo ha portato a sentirsi quasi un impostore, ma ci rivela come il punto di vista sia completamente errato. La sua storia è una vittoria per chi lotta ogni giorno, non una concessione fatta da chi ha passato anni a cercare di zittirlo. E la sua mancanza di libertà è vista come una forza, aggiunge Hanuka, in quanto i dolori, le sofferenze, sono più interessanti delle vittorie, sono il concime per far fiorire l’arte. 

In questa storia di solitudine in cui ognuno si può riconoscere, Saviano paragona la sua vita a quella di un soldato al ritorno dal fronte: «non torno vivo o morto, ma ferito». La lacerazione diventa allegoria della vita, e ognuno di noi si confronta con essa. Spetta a ciascuno scegliere come curarla, infermieri amatoriali di fronte all’ignoto. E questa ferita diventa poi feritoia che ci risucchia nella narrazione di questa autobiografia, una fessura per dire “guardami per guardarti”, per ritrovare la nostra realtà nel mondo dell’autore.

Molti sono coloro che lo accusano, perché, dice, ha più dignità l’insulto dell’apprezzamento nel nostro mondo, è sempre stato così. Una critica è sempre percepita autentica, mentre il complimento si accoglie con diffidenza. Nonostante tutto Saviano sceglie la solidarietà e la libertà, sceglie di avere fiducia in chi lo sostiene citando un proverbio messicano “Hanno provato a seppellirci… non sapevano che eravamo semi”.

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