Cronache, Salone del Libro 2023

Saviano: il suo omaggio a Falcone


Martina Fenos, Matilde Facchin

Liceo M. Grigoletti - Pordenone

Il nuovo podcast di Roberto Saviano “Chi chiamerò a difendermi” incentrato sulla storia di Giovanni Falcone, è stato presentato in anteprima sabato 20 maggio al SalTo23 e sarà fruibile al pubblico il prossimo 23 maggio in occasione del 31esimo anniversario della strage di Capaci. 

L’incontro si è aperto proprio con la lettura di un estratto del primo episodio in cui si alternava la voce di Saviano a quelle tratte da  interviste o testimonianze dirette. A collaborare fornendo le informazioni sono state figure come quelle di Maria Falcone, Angelo Corbo, Claudio Martelli e Antonio Vassalli. Il riferimento e l’uso di materiale d’archivio caratterizza l’intero podcast di Saviano e si rende fondamentale per immergere il suo ascoltatore in quelle stesse atmosfere di tensione. Così facendo permette al pubblico, che sta compiendo un atto passivo, di diventare partecipe attivamente esercitando la sua immaginazione.

Assieme ai precedenti podcast “Mani sul mondo” e “Maxi”, questo può essere considerato l’ultimo di una trilogia che si concentra sulle storie di potere, di come i corpi vengono dominati e di come siano una declinazione del potere stesso esattamente come rappresentato nella copertina de “Il padrino”. 

“Chi chiamerò a difendermi” racconta di un uomo come Falcone, un uomo pronto, coraggioso, consapevole, furbo, scaltro, in grado di smontare la più grande organizzazione criminale, ma che conserva dei lati ingenui, infantili e nutre speranza in scelte che appaiono oggi come allora chiaramente sbagliate.

Il rapporto di Saviano con il podcast nasce dalla consapevolezza che scriverne il testo non sarebbe stato neanche lontanamente assimilabile alla scrittura di una sceneggiatura o un romanzo. Lui stesso confessa le difficoltà nel vedere ogni parola come “vittima” della lettura ad alta voce. Era necessario essere chiari ma non scontati, capaci di conservare il tono, la moderazione e il coinvolgimento. Doveva semplificare ma non banalizzare, essere diretto ma non perdere la caratura della storia. 

Una figura decisiva nella vita di Falcone è stato Rocco Chinnici, il primo magistrato ad andare nelle scuole per educare alla legalità e formatore della maggior parte di coloro che costituiranno il pool anti-mafia. Il suo è stato il primo omicidio di mafia avvenuto tramite tritolo. La criminalità organizzata, infatti, temeva il suo potere nell’influenzare e informare le persone tanto da contrastare la forza esplosiva della sua educazione alla legalità con una forza distruttiva altrettanto potente. Falcone apprende la morte del suo padre professionale da poche e semplici parole di una chiamata effettuata dal sud-est asiatico “Rocco, Giovanni. Rocco”. 

Avendo lavorato a romanzi, sceneggiature, spettacoli televisivi, a un podcast e ad alcuni audiolibri, Saviano può essere definito un vero e proprio autore “poliedrico”. Per quanto riguarda strettamente la sua esperienza come narratore, la lettura di “Se questo è un uomo” lo ha segnato profondamente e gli ha permesso di entrare direttamente nelle parole di Levi, di sentire la “vertigine” delle esperienze da lui vissute. 

Come ascoltatore, Saviano, ritiene che sia fondamentale ascoltare la lettura di un proprio scritto attraverso la voce di un esterno. In tal modo si può cogliere il libro nella sua  “rotondità”, i suoi limiti e le sue possibilità: “Ascoltare è come potersi vedere da fuori.”

Saviano decide di congedarsi con una parola che rappresenta sia Falcone che la sua missione di vita: Coraggio. “Coraggio, come scelta, il sapere che se non scegli, se non scegli di essere coraggioso o coraggiosa, stai facendo un torto a te, non alla società”.

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