Un libro tante scuole

Un pomeriggio d’inverno


classe 1 A; commenti di Viola, Valeria, Yana


Una cosa che ti ha colpito

Quando salirono in carrozza c’era molta tensione, nessuno di loro parlò, fino a quando la sposa non notò un grande castello, la galera di Procida; la sposa allora rivolse al marito il suo stupore chiedendogli se quella fosse la loro casa, visto che il padre di Arturo le aveva raccontato che la casa dei Guaglioni era una magnifica e imponente fortezza. Il ragazzo rimase basito dal comportamento del padre, mai avrebbe immaginato che il suo più grande punto di riferimento potesse mentire. Cominciò così un breve dibattito sulla vita da prigioniero nel carcere, anche la ragazza partecipò al discorso ma Arturo riteneva che una giovane donna, quindi, per lui “un essere preistorico e sordo”, non potesse argomentare un pensiero su un concetto così complicato.

Una frase del libro da conservare

“Ora, è vero che una femmina, a quindici-sedici anni è già cresciuta e grande; mentre che un maschio, a quattordici, è considerato ancora un ragazzino.”
Abbiamo scelto questa frase perché ci fa riflettere su come le donne vivessero in quegli anni. Come troviamo scritto in questo capitolo era normale che un uomo sposasse una bambina di 14 anni, queste unioni in quella società erano accettate, e pensare che una giovane adolescente della nostra età si potesse sposare da così piccola oggi può sembrare strano, impensabile e disgustoso. Ma quella purtroppo era la normalità del tempo.

Gruppo di lettura

classe 1 A; commenti di Viola, Valeria, Yana

Arturo aveva compiuto 14 anni da poco. Il papà stava per sposare una napoletana e diceva al figlio che al loro arrivo da Napoli avrebbe avuto una nuova mamma e una nuova vita. In attesa del piroscafo delle tre si aggirava nel porto. Arturo provava un senso di rivolta verso il padre, era certo che nessuna donna avrebbe mai potuto sostituire sua madre, non voleva sapere nulla di questa donna e respingeva la curiosità. All’arrivo dei due Arturo si avvicinò al molo e i primi passeggeri che vide erano proprio il padre e la napoletana; corse da lei per prendergli il bagaglio, ma lei lo scambiò per ladro e lo respinse. Quando poi il padre chiarì la situazione i tre si avvicinarono alla piazza del porto e Arturo cominciò a riflettere e osservare attentamente la sposa con molte descrizioni: la ragazza è molto giovane d’età, (che per l’epoca era la normalità), abbastanza alta di statura, vestita elegante con un velo in testa. Si soffermò sulla sua goffaggine, sul suo brutto aspetto e sulla somiglianza con tutte le altre popolane di Procida. Quindi la prima impressione del fanciullo sulla sua nuova compagna di vita non fu affatto positiva, rimane deluso da lei, la disprezza, la vede come un essere inferiore, quasi prova disgusto nel vederla vicino al padre. La sente d’intralcio nella famiglia.
Racconta inoltre che la ragazza prova molta soggezione verso il padre, è quasi timorosa nei suoi confronti e il padre non le dà quasi confidenza; ad Arturo però questa situazione fa molto piacere ed è felice di questa coppia così distaccata e senza amore.

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