La Peste, Un libro tante scuole

La peste è il destino


Gloria Vivian


Una cosa che ti ha colpito

Camus mi ha fatto pensare a Leopardi

Un’altra cosa che ti ha colpito

E’ impossibile non pensare che quanto si legge nella finzione di Camus sia il simbolo di qualcosa di molto concreto nella vita reale.

Una frase del libro da conservare

“I giornali, va da sé, si attenevano alla consegna di ottimismo a ogni costo che avevano ricevuto.”

Commentando il proprio romanzo Camus spiegherà che cos’è davvero la peste: è la vita, con il dolore e la sofferenza che affliggono gli uomini moderni, precari e soli in un mondo che è diventato estraneo e ostile.
In questo suo modo di definire il male che ci tocca Camus mi ricorda le riflessioni di Leopardi riguardo l’esistenza umana, che sto rileggendo in questi giorni.
Me l’ha fatto pensare il luogo del romanzo in cui la stampa si disinteressa della crisi che sta avvenendo in quel momento in città e si occupa d’altro (come in effetti vediamo accadere nella vita reale). La stampa menzionata nel romanzo vale per me simbolicamente come “gli altri”, “il mondo”, che rapidamente si disinteressa di noi. Appunto come la natura “matrigna” di Leopardi, che dopo che siam nati ci lascia al nostro destino.
Nel caso del romanzo il destino è la peste, cioè la vita stessa pervasa di delusioni e tristezza e nella quale noi ci muoviamo in cerca ogni giorno di una felicità alla quale aggrapparci. Ma scindere i drammi collettivi (le morti per covid-19, il lockdown, la crisi economica…) e i drammi personali (la perdita di persone care, la perdita del lavoro a causa del lockdown, delusioni personali, amori finiti, tradimenti da parte di persone che ritenevamo amici…) che ognuno può nella vita provare è difficile, leggendo “La peste”. Nel libro, per esempio, si legge della separazione tra amici e parenti per via dell’isolamento della città, ma è impossibile non pensare che quanto sta descrivendo il libro sia la sofferenza delle persone per la solitudine nella vita reale. Anche nella nostra attuale esperienza il distanziamento che ci hanno imposto è diventato segno tangibile della concreta mancanza di contatto umano.
Il nostro destino allora è davvero una continua ricerca del piacere per poi lasciarci catturare dalla sofferenza?
Camus ritiene che nonostante la peste ci tormenti, nulla sia perduto. Credo che con questo si debba intendere che ognuno di noi vivrà un periodo in cui soffrirà e nel quale magari desidererà mollare tutto, ma arriverà il giorno in cui le cose cambieranno, come nel libro, quando alla fine si è trovato un probabile vaccino e la malattia piano piano sparisce, permettendo alle persone di ritrovare la luce perduta da tempo.

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