Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Una stanza tutta per sé tra Teheran e Carignano: il potere salvifico della lettura


Classi 3C (Alberghiero) e 3M (Sportivo)

IIS N. Bobbio - Carignano

Nome Scuola

IIS N. Bobbio

Città Scuola

Carignano

Leggere significa abitare una stanza tutta per sé dove riscoprire la propria voce più intima, eppure, allo stesso tempo, spalancare una finestra sul mondo per riconoscersi parte di un’unica, immensa narrazione collettiva. Nell’attività di oggi gli studenti dell’Alberghiero e del Liceo di Carignano si sono riuniti e hanno selezionato le parole che meglio hanno rappresentato la lettura del libro Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi. In seguito, hanno ricercato degli episodi del libro legati a quella parola.

Il primo gruppo ha individuato la parola «patriarcato»: a pagina 40 Sanaz racconta del controllo da parte del fratello; rappresenta il senso di controllo da parte degli uomini che le donne iraniane avvertono e subiscono nel corso delle proprie vite. Anche altre partecipanti al seminario raccontano episodi personali: una delle ragazze, all’apparenza quella più libera, confessa gli abusi che costantemente riceve in ambito domestico e dei quali nasconde con vergogna e timore i segni sulla propria pelle.

Il secondo gruppo ha selezionato la parola «discriminazione»: a pagina 229 si fa riferimento alla dilagante e istituzionalizzata repressione che le minoranze etniche e religiose subiscono in Iran da parte del regime e da quella porzione di società ad esso fedele. La discriminazione si manifesta, ad esempio, attraverso l’obbligo di esporre un cartello col simbolo confessionale per i negozianti armeni. Un altro esempio è il divieto per la comunità baha’i di disporre di luoghi di sepoltura pubblici per i propri cari.

Il terzo gruppo ha scelto la parola «ingiustizia»: a pagina 263 si parla di esperienze dirette di reclusione nelle notoriamente dure carceri iraniane. In particolar modo, si fa riferimento alla storia di una detenuta costretta a sposarsi con uno dei suoi carcerieri.

Il quarto gruppo ha individuato la parola «repressione»: a pagina 148 non si fa riferimento solo all’oppressione fisica ma anche a quella emotiva, psicologica, sessuale e delle idee o passioni personali: leggere un libro o cantare una canzone in pubblico sono libertà che il regime associa alla «moda» del nemico occidentale. Anche in questo ambito la categoria più duramente colpita è quella femminile.

Il quinto gruppo ha selezionato nuovamente la parola «ingiustizia»: a pagina 107 c’è uno degli episodi emblematici ed eclatanti che ben spiega il senso generale di impotenza e ingiustizia percepito e subito dalle protagoniste del libro. Una semplice gita sul Mar Caspio si trasforma in un’accusa da parte delle Guardie della Rivoluzione con conseguente arresto: si tratta di un’ingiustizia sia legale sia umana, la cui massima rappresentazione si realizza attraverso un esame in carcere per attestare la verginità delle detenute.

Il sesto e ultimo gruppo ha scelto la parola «disagio»: a pagina 216  c’è il principale strumento di repressione di cui si avvale il regime per instillare nella società un costante senso di inadeguatezza, in modo da renderla psicologicamente debole e controllabile, e spingere gli individui a «vergognarsi di se stessi». L’esempio più chiaro è il bisogno da parte delle donne di coprire ogni singola ciocca di capelli, per non sentirsi «sporche» agli occhi degli uomini o inadeguate agli occhi della legge.

Alla fine dell’attività è stato chiesto agli studenti di rappresentare su dei cartelloni l’insegnamento umano e sociale tratto dalla lettura del libro: cosa ti ha insegnato questa lettura? Cosa ti ha lasciato? In che modo ha cambiato la tua visione del mondo e delle libertà?

La quasi totalità degli studenti è stata unanime nel ritenere che spesso le libertà individuali e i diritti duramente conquistati vengano dati per scontati. Soprattutto le giovani generazioni dovrebbero riconoscere gli sforzi del passato volti a concedere una vita equa e democratica, impegnandosi a difendere i diritti ottenuti col sacrificio dei nostri padri e nonni.

La discussione e la lettura del libro hanno quindi  fornito un impulso alla valorizzazione della libertà personale di cui godiamo e alla difesa della stessa.

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