Un libro tante scuole

Questo non è un romanzo per donne. Nunziatella: un personaggio in cerca di riscatto.


Caterina Minniti e la prof.ssa Raffaella Campo 1C Liceo Scientifico


Elsa Morante ci fa conoscere Nunziatella attraverso gli occhi di Arturo, un adolescente cresciuto in solitudine e “isolitudine”, senza mamma e senza alcuna figura femminile di riferimento.

Nell’annunciarmi che sposava quella ignota napoletana, mio padre con tono doveroso, mi aveva detto: – Così, tu avrai una nuova madre -. E io, per la prima volta da quando ero nato, avevo provato un senso di rivolta contro di lui ”.

“Nunziata”, “Nunziatella”, “N.”, “la matrigna”, “la sposa”: sono diversi i modi con cui questa donna verrà chiamata da Arturo nel corso della narrazione, anzi, talvolta lui non la nominerà affatto, mostrando una profonda repulsione verso di lei. Nunziatella è una ragazza napoletana di appena sedici anni, condannata ad un matrimonio combinato con Wilhelm Gerace. Il suo arrivo a Procida sconvolge la vita di Arturo che, per la prima volta, si ritrova a condividere la propria quotidianità con una figura femminile, verso cui inizialmente proverà astio e profonda gelosia. D’altronde, il ragazzo aveva trascorso l’infanzia nel “palazzo negato alle donne”, all’ombra della leggendaria figura dell’Amalfitano.

Questa napoletana, nei suoi abiti informi, consunti non appariva molto diversa dalle solite pescatore e popolane di Procida. E m’era bastato, subito, un primo sguardo per vedere che era brutta, non meno di tutte le altre donne.”: questa prima costatazione di Arturo viene in poco tempo smentita dall’incomparabile penna di Elsa Morante. L’autrice, infatti, riesce man mano a dipingerci Nunziatella nei minimi particolari, dedicando pagine su pagine alla sua bellissima figura. Riusciamo quasi a vedere davanti a noi una fanciulletta con un corpo formoso da adulta, con un viso liscio, dalla pelle chiara, pura, attorniato da una cascata di riccioli neri, incantevoli per Arturo che non aveva mai visto una capigliatura così folta. Riusciamo ad immaginarci persino la borsa di Nunziata: logora e gonfia di oggetti, colma di tutti i gioielli ricevuti da Wilhelm durante il fidanzamento. Quel Wilhelm, uomo adulto di cui lei sarà succube, un uomo violento, arido che non le dimostrerà mai né affetto né riconocenza, giungendo quasi a dimenticarne l’esistenza. Con il passare dei giorni, Arturo comincia a provare un’attrazione verso Nunziata, le sue emozioni diventeranno sempre più forti, contrastanti, sino ad evolversi in un sentimento più profondo, in una vera e propria passione amorosa, che di fronte al suo rifiuto si trasforma persino in violenza.

Elsa Morante ci presenta Nunziata da mille angolature, ma mai dall’interno. Il lettore può intuire, intravedere i suoi reali sentimenti e desideri, ma mai pienamente. Questo dettaglio è assai significativo, è come se l’autrice ci dicesse: questo non è un mondo in cui ha valore il punto di vista femminile! Ci troviamo sull’isola di Procida, nei primi decenni del Novecento e la donna è descritta attraverso gli occhi degli uomini, della società, della tradizione religiosa: di volta appare come madre, sposa, addirittura divinità. La si considera sempre in “funzione di” mai come persona autonoma.

Nonostante ciò, il lettore più attento riesce benissimo a cogliere il vero valore della figura femminile all’interno del romanzo. Se sgombriamo il campo da tutti gli stereotipi, il personaggio di Nunziata ci appare altissimo perché esprime tutto il valore che da sempre, dalla notte dei tempi ha avuto la donna nel mondo.

Nunziata è colei che salva, aiuta, genera, consola; è l’unica che esprime e dimostra affetto disinteressato: attraverso i gesti di cura, attraverso i baci e, soprattutto, attraverso le parole. E non importa se le sue sono parole sgrammaticate o infarcite di religiosità superstiziosa, sono parole che costruiscono ponti, che creano relazioni.

Mentre gli uomini si crogiolano nei loro drammi e si struggono alla ricerca di ciò che non hanno, la donna, nella sua dimensione più umana e semplice, è colei che si protende verso l’altro, l’unica capace di gesti di generosità.

Nunziatella arriva ad un passo dall’autodeterminazione. C’è un momento in cui il suo destino potrebbe cambiare, evolversi. In cui potrebbe finalmente assecondare i suoi desideri e conquistare il suo ruolo di donna. Non lo fa.

E sul perché la Morante le abbia negato questo riscatto potremmo parlare per ore.

Forse sarebbe stato irrealistico per i tempi storici in cui il romanzo è ambientato? Forse la Morante stessa era ancora troppo condizionata dagli stereotipi di genere? Oppure il personaggio non era dotato di quegli strumenti culturali necessari per affrancarsi da retaggi millenari? O forse ancora cedere al sentimento per Arturo avrebbe significato cadere in un altro ruolo stereotipato?

Non lo sapremo mai. Probabilmente la grandezza di questo personaggio risiede proprio nella sua incompiutezza. Forse sono quelli di oggi i tempi giusti per riscrivere la storia dal punto di vista di Nunziatella.

 

 

 

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