Laboratorio, Leggere Lolita a Teheran 2026, Un libro tante scuole

Lolita e le donne di Teheran


Giulia Rumolo

Liceo A. Genoino - Cava de' Tirreni

Nome Scuola

Liceo A. Genoino

Città Scuola

Cava de' Tirreni

Azar Nafisi scrive Leggere di Lolita a Teheran, un libro di memorie che narra la sua vita da insegnante iraniana nel contesto post-rivoluzionario degli anni 80’/90′.

Come protagoniste troviamo la stessa professoressa e altre 7 donne dai caratteri estremamente differenti accomunate, però, dall’amore per la letteratura.

Ad ognuna di esse era stato affibbiato un nomignolo che ne riassumeva la personalità. Manna la «poetessa», riusciva a trovare briciole di poesia nelle cose più insignificanti. Mashid, chiamata «milady» data la sua grazia, era amica d’infanzia di Nassrin, lo «stregatto». La più ribelle di tutte è Azin, «la selvaggia», che amava sfidare il regime ridendo forte per la strada o lasciando una ciocca fuori posto. La più piccola , Yassi, «la comica», cercava di sdrammatizzare con le sue battute. La più mansueta era la dolce Mitra, e la settima giovane, Sanaz, era fortemente oppressa dalla famiglia.

Nafisi sceglie queste ragazze, data la loro «strana combinazione di coraggio e fragilità», per il suo seminario che tiene ogni giovedì dal settembre del 1995 nel suo soggiorno di mobili mal assortiti, vasi sul pavimento, divani colorati e con lo specchio ovale nel quale si riflette il paesaggio esterno.

Ad ogni incontro, come varca la soglia dell’ingresso, ciascuna ragazza si spoglia del chador per rivelare vestiti a colori, gioielli d’oro e capelli magnifici. Lasciano al di fuori della porta quella realtà ostile, fatta di obblighi, di controlli dei «Sangue di Dio», di censura che «negava qualsiasi valore alle opere letterarie a meno che non servissero a sostenere l’ideologia», da cui vogliono fuggire trovando riparo in quella casa. Quando si riuniscono, commentano classici occidentali, spesso proibiti dal censore.

Nabokov era uno dei loro autori preferiti. Dai testi letti si prende ispirazione per fare parallelismi con la vita quotidiana. Azar, per esempio, identifica nella vita di Lolita l’oppressione delle donne iraniane e in Humbert il totalitarismo del regime. Humbert confisca e si appropria della realtà di Lolita scrivendone la vita a suo piacimento, descrivendola come una sua creatura: allo stesso modo lo Stato rivoluziona le vesti e i comportamenti a seconda della propria volontà. Come la storia di Lolita è oscurata dall’ossessione di Humbert, così il sogno dell’Ayatollah Khamenei, «un sedicente re filosofo», che rivendica un’integrità persa a causa delle influenze occidentali, sovrasta la vita e la volontà del popolo di cui è al comando.

Alla fine dei conti «i colori dei sogni di Nafisi era quel seminario», quel momento della settimana in cui la letteratura fungeva da «paese delle meraviglie», cioè da mondo libero, parallelo al nostro, in cui rifugiarsi.

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