L'isola di Arturo 2022, Un libro tante scuole

L’isola di Arturo


Michele Vigilante_ 2^A SC


Arturo, protagonista del romanzo di formazione di Elsa Morante, è un ragazzo procidano, vissuto nella prima fanciullezza con il suo balio Silvestro. Nel libro Arturo Gerace affronta un percorso di crescita, di maturazione, che si conclude nella così chiamata età ingrata, ossia l’età adolescenziale, che inizia ad immettere Arturo in un mondo reale, alla scoperta dell’amore, della gelosia, della consapevolezza e considerazione della morte. L’età delle scoperte si rivela però anche un periodo di crisi esistenziale, caratterizzato dalla gelosia nei confronti del padre Whilem Gerace, dal negato amore della sua matrigna (quasi sua coetanea), da un’infantile avversione nei confronti del neonato fratellastro e da una parziale inettitudine a vivere; oltre che da un tormento alimentato da un desiderio insaziabile e inspiegabile, non capace di appagare le sue volontà, a volte anche bizzarre. Tutte conseguenze di un’adolescenza passata in solitudine: il padre era assente per lunghi periodi dall’isola e la madre era morta all’età di 18 anni.

In uno scenario costituito dall’isola di Procida, con il suo penitenziario; luogo intinto di malia e timore reverenziale, la casa dei “guaglioni” (ex convento) ricca di storia, superstizioni e credenze popolari, viene descritto il ceto popolare dell’epoca, rappresentato nel suo modello tradizionale da Nunziata (la già citata matrigna), donna appartenente al volgo napoletano, che assume comportamenti convenzionali, etici e morali, fortemente ispirati alla religione cattolica, rasentanti la bigotteria e affini alla classe medio – bassa della prima metà del Novecento, in cui è presente un forte moralismo; e raffigurato nel suo modello anticonformista da Wilhem e Arturo Gerace, in cui c’è un imprescindibile iniziale astio nei confronti delle donne in generale, manifestatosi nel padre nell’indifferenza e nella lontananza verso la sua seconda sposa e in un forte bisogno di libertà. Da questo spaccato sociale emerge anche la condizione femminile di allora: totale subordinazione della figura femminile a quella maschile.

Nel romanzo tutti i personaggi sono dinamici, poiché c’è un cambiamento sia psicologico, che fisico degli stessi nel progredire della vicenda.

L’esistenza di Arturo è profondamente influenzata dalla letteratura medievale e antica, uniche fonti di istruzioni per il protagonista. Attraverso i pensieri più primitivi, ingenui e utopici, l’autrice delinea Arturo Gerace come un ragazzo dalle ampie ambizioni, da un’audace caparbietà, da un’arguta immaginazione e un ottimo senso di osservazione, che lo rende capace di decifrare i pensieri e gli sguardi delle persone. Nell’infanzia il protagonista vive in perfetta serenità, felicità e armonia con la natura; vive senza alcun altro bisogno, secondo le sue “Certezze assolute” (una sorta di regolamento da lui costituito per vivere bene, secondo le sue consuetudini) e con un rapporto inizialmente idilliaco e poi tendente all’odio con il padre.

La fanciullezza di Arturo si può sintetizzare con il titolo di una canzone di F. De Andrè: “Quello che non ho è quel che non mi manca”.

Un romanzo in cui la speranza, la gelosia, la fantasia, il tradimento, il rimorso, l’amore, l’indifferenza e l’illusione delineano, in una perfetta simbiosi con lo sviluppo delle vicende, i sentimenti e i comportamenti dei personaggi.

Nel romanzo Elsa Morante utilizza un linguaggio pienamente immaginifico, capace, grazie al potere evocativo delle parole utilizzate ed alle accurate descrizioni, di far visionare perfettamente le scene descritte.

Un epilogo alquanto inaspettato sorprende il lettore: una visita inopinabile giunge a svoltare la sorte del protagonista.

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